ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

“Ricostruiamo il futuro dell’agricoltura romagnola”, 24 novembre ore 16, Bagnacavallo (Ra), Teatro “Goldoni”

La giornata di presentazione dell’Annata Agraria di Cia Romagna nel 2023 è articolata in più parti: l’illustrazione dei dati sull’andamento della demografia delle imprese e sulle tendenze delle colture; la tavola rotonda e un momento dedicato ai riconoscimenti per la solidarietà ricevuta dagli agricoltori associati Cia da colleghi di altre Cia d’Italia in occasione delle alluvioni del maggio 2023.

L’illustrazione dei dati sarà presentata dal Direttore di Cia Romagna Alessia Buccheri e dal Responsabile del Servizio tecnico fondiario e credito di Cia Romagna Marco Paolini.

Il tema dell’Annata Agraria del 2023, “Ricostruiamo il futuro dell’agricoltura romagnola”, è l’argomento al centro dell’approfondimento della tavola rotonda alla quale partecipano: Maria Chiara Gadda, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati; Davide Baruffi, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta della Regione Emilia-Romagna; Pierluigi Randi, Presidente Ampro (Associazione Meteorologi Italiani)eConsulente Tecnico Agenzia ItaliaMeteo;  Stefano Francia, Presidente Cia – Agricoltori Italiani Emilia Romagna; Maurizio Scaccia, Direttore nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Modera la giornalista Sabrina Sgalaberna.

I lavori si svolgeranno al Teatro Goldoni di Bagnacavallo e inizieranno alle ore 16: saranno aperti e condotti da Lorenzo Falcioni, Vicepresidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna. Seguiranno i saluti delle autorità: del Prefetto di Ravenna Castrese De Rosa e della Sindaca di Bagnacavallo Eleonora Proni. L’intervento di passaggio dalla presentazione degli andamenti 2023 alla Tavola rotonda è affidato al Presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi. L’evento sarà anche in streaming sul canale YouTube di Cia Romagna.

Il report sull’Annata Agraria è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono di una preziosa rete di agricoltori, cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici. Questa rete si è consolidata negli anni e i ringraziamenti di Cia Romagna e dei curatori del volume vanno a tutte le persone che dedicano una parte del loro tempo anche per contribuire alla realizzazione di questo lavoro.

Oggi a Roma al grido “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri. Non toglieteci il futuro!”

Questa mattina la manifestazione di Cia-Agricoltori italiani, con la delegazione di 120 soci di Cia Romagna fra i 2000 in piazza

C’erano anche 120 associati di Cia Romagna fra gli oltre duemila agricoltori questa mattina a Roma per dire “Non toglieteci il futuro”. Oggi la manifestazione nazionale di Cia-Agricoltori italiani ha riempito piazza Santi Apostoli e le vie del centro con tantissimi produttori e allevatori arrivati da tutt’Italia con cartelli e bandiere verdi per protestare contro una crisi che, dal campo alla tavola, sta portando i prezzi alle stelle e rendendo gli agricoltori più poveri. Per Cia, i conti non tornano e serve subito quel piano agricolo nazionale sempre annunciato e mai realizzato, che rimetta al centro l’impresa e il suo reddito.

“Noi non siamo il problema, ma la soluzione! – ha ripetuto più volte dal palco il presidente nazionale, Cristiano Fini, rivendicando con forza il ruolo chiave del settore, anche nella transizione green -. A dispetto di tutte le fake news, gli agricoltori non inquinano, rispettano da anni gli impegni ambientali anche mettendo a rischio i loro profitti; producono energie alternative e non sprecano acqua, ma la usano per produrre cibo di qualità. Senza agricoltura, il Made in Italy non può esistere e la sicurezza alimentare non ha garanzie; non c’è presidio del territorio e custodia del paesaggio, anche contro il dissesto idrogeologico; le aree interne si spopolano ed economia e società non sopravvivono. Abbiamo, dunque, buoni motivi per reclamare più attenzione per le nostre aziende agricole. Deve rimetterle al centro l’Italia così come l’Europa, che dovrebbe stare dalla nostra parte, invece di continuare a imporre norme e regolamenti dall’alto”.

LE PROPOSTE DI CIA – Ѐ ora di risolvere i problemi e rispettare le aspettative del settore. Iniziando proprio dal garantire il giusto reddito agli agricoltori lungo la filiera, redistribuendo a monte una quota degli aumenti sulla tavola per creare un sistema più equilibrato; aggiornando la normativa sulle pratiche sleali certificando i costi di produzione agricola per assicurare prezzi dignitosi; riducendo le forme di finanziarizzazione legate alla produzione di materie prime. D’altra parte, senza reddito e cibo, la sovranità alimentare resta uno slogan. Ma non è tutto. Bisogna favorire l’aggregazione aziendale e incentivare la crescita delle Pmi, anche con una revisione degli strumenti di accesso alla terra e una legge sul ricambio generazionale, che vuol dire dall’altro lato agevolare l’uscita dal settore con una riforma strutturale per innalzare le pensioni minime agricole. Sul fronte manodopera, le difficoltà di reperimento richiedono procedure più semplici e flessibili, mentre sul caro-energia, Cia dice basta ad accise e Iva sui carburanti. Calamità naturali e crisi fitosanitarie, invece, sollecitano la riforma del sistema delle assicurazioni, nazionale e Ue, tanto più che oggi gli strumenti a disposizione coprono in media meno del 3% dei danni reali e i risarcimenti arrivano in estremo ritardo. Monta la protesta anche sulla fauna selvaticagestione e ripristino dell’equilibrio sono le parole d’ordine, da tradursi subito in fatti. Infine, obiettivo aree rurali, dove per frenare l’abbandono serve riportare sui territori i servizi alle imprese e alla persona, mettere in sicurezza le infrastrutture incentivare la digitalizzazione.

I NUMERI DELLA CRISI – Nessun settore agricolo è indenne dalla crisi ormai diffusa e generalizzata, tra emergenze geopolitiche, climatiche e fitosanitarie. L’ortofrutta è in ginocchio, con un taglio del 40% della produzione dopo la siccità record del 2022, le gelate e soprattutto gli effetti delle alluvioni di maggio. Il vino Made in Italy ha perso in media il 12% quest’anno, a causa degli attacchi distruttivi di peronospora, perdendo il primato mondiale a favore della Francia. Anche la zootecnia è in sofferenza, con un 2023 inaugurato dal calo del 30% della produzione di carne bovina e continuato con il proliferare della peste suina, che rischia di distruggere un comparto da 11 miliardi. E mentre i listini dei cereali sono in caduta libera (-40%), il carrello della spesa si fa più pesante con l’inflazione, esplodendo il divario tra i prezzi pagati agli agricoltori e quelli sugli scaffali dei supermercati. Oggi un produttore prende 35 centesimi per un chilo di grano duro, mentre un pacco di pasta costa 2,08 euro, con un aumento del 494% dal campo alla tavola. Stessa dinamica sul latte: all’allevatore vanno 52 centesimi al litro, ma il consumatore per comprarlo spende 1,80 euro (+246%). Vale anche su frutta e verdura: i pomodori passano da 1,13 euro al chilo all’origine a 3,73 euro al consumo (+230%); le mele da 50 centesimi a 2,43 euro al chilo (+386%); le pere da 1,64 a 3,55 euro al chilo (+116%); persino la zucca di Halloween, da 65 centesimi a 2,76 euro (+325%). Il risultato è un calo del 60% del reddito netto delle imprese agricole, che fanno sempre più fatica a coprire i costi di produzione in continua ascesa (+16mila euro nell’ultimo anno per azienda).

Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri: 120 agricoltori associati a Cia Romagna domani a Roma per manifestare

Obiettivo rivendicare la centralità dell’impresa agricola e del reddito e sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi della perdita di un settore strategico per il territorio e per tutto il Paese

Saranno circa 120 gli agricoltori associati a Cia Romagna domani a Roma per la mobilitazione nazionale indetta da Cia-Agricoltori italiani per rivendicare la centralità dell’impresa agricola e del suo reddito.
“Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri” è lo slogan della manifestazione che si terrà in piazza Santi Apostoli. I produttori provenienti da tutta Italia vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica affinché venga tutelato il futuro delle imprese agricole di fronte alle grandi emergenze e alle sfide globali che toccano il settore primario e il Paese intero. 

Particolare attenzione da parte delle imprese romagnole al declino dell’ortofrutta, che in Emilia-Romagna rappresenta una voce di bilancio importante per tutta la filiera. Il segno negativo riguarda tutte le specie frutticole, con cali nelle superfici impressionanti: nell’arco di 12 mesi (2022- 2023) ci sono flessioni che toccano l’8% nel caso del pero e il 5% nel melo. 

Nel caso della coltura della pera, fiore all’occhiello della frutticoltura emiliano-romagnola, siamo passati da 16.000 ettari dello scorso anno a poco più di 14.700. Non sono da meno pesche e nettarine che segnano rispettivamente un meno 6% e – 5% (lasciando ‘sul campo’ più di 300 ettari ciascuna specie), una tendenza preoccupante che dimostra la disaffezione dei frutticoltori a causa delle avversità climatiche, il calo dei prezzi e le crescenti patologie. 

E’ così che susine, albicocche e kiwi perdono posizione e contribuiscono a far scemare un settore che crea un indotto importante, dalle aziende di trasformazione alle imprese che offrono mezzi tecnici e innovativi per la lavorazione e la trasformazione dell’ortofrutta.

Conseguenza di queste flessioni, un drastico calo produttivo che quest’anno è stato accentuato dalle avversità meteo, a partire dalle gelate primaverili fino all’alluvione in Romagna: in testa a questa nefasta classifica la produzione di pere, con perdite medie del 70% rispetto al 2022, a cui seguono pesche, nettarine e ciliegie (-60%) albicocche -35%. Perdono terreno in volumi raccolti anche il Kiwi (-21%) e la susina (-43%) e la mela (-16%)

Riguardo alle ortive ci sono segnali preoccupanti anche per le patate: in un anno flettono del 12% le superfici investite a questo tubero che non arrivano a 4000 ettari. Anche in questo caso clima e soprattutto attacchi da parassiti hanno determinato una riduzione produttiva del 21%.

L’abbandono di colture importanti che creano un indotto rilevante in tutta la regione significa non solo rischiare la perdita di un settore strategico per tutto il Paese e mettere a repentaglio una filiera composta da tanti attori, ma anche arrivare a dipendere da importazioni di derrate da altre nazioni che non hanno i nostri parametri qualitativi e sanitari.

Ortofrutta: bene il tavolo a Roma il 24 ottobre, il 26 manifestazione nazionale Cia sul tema crisi di settore

Il Tavolo dell’ortofrutta si farà. Anche Cia Romagna registra con piacere che a seguito della richiesta di Cia il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha convocato il tavolo il 24 ottobre, che presenzierà. Porteremo al Tavolo le nostre istanze, già raccolte in dieci punti che lanceremo poi nel corso di una manifestazione a Roma il 26 ottobre –  precisa il presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi -. Ai problemi strutturali del settore con cui facciamo i conti da tempo, in particolare con pesche e nettarine, si sono aggiunte le calamità degli ultimi anni con gelate, alluvioni e trombe d’aria. Questo sta mettendo a rischio tutta la filiera romagnola col pericolo di accelerare un disinvestimento già in atto che può portare all’abbandono quasi totale della frutticoltura romagnola con riflessi notevoli sull’economia, primo perché è un settore che esporta, ma anche per l’indotto che muove. Rischiamo danni irreparabili.

Il 2023 è un anno estremamente pesante per il settore agricolo e per il comparto che impiega in regione oltre 25 mila imprese ortofrutticole su un totale di oltre 53.000 operanti sul territorio e che crea i 1,2 miliardi in termini di produzione lorda vendibile. “Mai come quest’anno l’ortofrutta ha subito conseguenze così disastrose con perdite ingenti, dovute ad eventi climatici: si stimano riduzioni di rese importanti di oltre il 60% con picchi del 90”, specifica il presidente di Cia Emilia Romagna Stefano Francia.

“Cosa fare? Occorre intervenire con misure straordinarie a garanzia di un comparto strategico per la nostra regione e per il Paese – osservano ancora i presidenti Cia Misirocchi e Francia – partendo dalla delimitazione dell’area colpita dagli eventi primaverili e attivare il decreto legislativo 102/04 a parziale compensazione dei danni subiti. In accordo con il presidente Cia nazionale abbiamo infatti inviato una lettera indirizzata al ministro Lollobrigida e chiesto che venga riconosciuto il carattere di eccezionalità di catastrofi. Inoltre venerdì scorso, in occasione di un evento promosso dai nostri giovani agricoltori è intervenuto il Sottosegretario di Stato, Luigi D’Eramo, al quale abbiamo consegnato un documento in dieci punti con le strategie da adottare per uscire da questa fase di stallo”.

Secondo Cia, con risorse derivanti dall’Ue vanno messi in campo tutti gli strumenti di difesa attiva e passiva indispensabili a prevenire i disastrosi effetti del gelo. “Inoltre – proseguono Francia e Misirocchi – va riorganizzata la filiera garantendo ai produttori la necessaria remunerazione del lavoro. Infine va rilanciata l’attività di ricerca. L’assenza di interventi tempestivi rischia di determinare un ridimensionamento del comparto con estirpi e cessazione di attività dove i soggetti più fragili, piccole e medie imprese, giovani agricoltori ed agricoltrici sarebbero costretti a chiudere i battenti”.

Per questo motivo Cia annuncia diverse iniziative – mobilitazione nazionale del 26 ottobre a Roma compresa – per cercare di arginare questo crollo del settore: sarà un impegno politico a tutti i livelli ed anche uno sforzo di divulgazione e comunicazione delle misure da mettere in atto.

SUBITO MISURE STRAORDINARIE PER SALVARE IL SETTORE ORTOFRUTTICOLO

CIA AGRICOLTORI ITALIANI CHIEDE:

1) di prevedere nella delimitazione dell’area colpita dagli eventi primaverili di aprile e maggio attraverso l’attivazione del decreto legislativo 102/04 a parziale compensazione dei danni subiti;

2) proroga delle rate di credito agrario di esercizio e di miglioramento attuando le medesime procedure già sperimentate nel corso dell’emergenza COVID;

3) destinare risorse per finanziare la “cambiale agraria” Ismea per assicurare liquidità alle imprese agricole colpite da gelo ed alluvioni anche attraverso il coinvolgimento dei confidi regionali;

4) finanziare, attraverso le risorse della programmazione comunitaria, tutti gli strumenti di difesa attiva indispensabili a prevenire i disastrosi effetti del gelo;

5) permettere, utilizzando le risorse OCM ed i piani operativi, la conversione varietale degli impianti che sia siano dimostrati improduttivi;

6) riorganizzare la filiera garantendo ai produttori la necessaria remunerazione del lavoro e terminare l’iter per la definizione di un catasto ortofrutticolo nazionale;

7) ricostituzione della dotazione per gli interventi compensativi per siccità dal 01/06/2022 al 30/09/2022 ridotta del 50% a seguito dei tragici eventi che hanno colpito l’Emilia- Romagna nel mese di maggio;

8) la drastica riduzione dei principi attivi ha compromesso l’efficacia delle strategie di difesa in campo. Questo, combinato a fattori ambientali avversi, ha determinato una significativa riduzione della capacità produttiva degli impianti. Occorre quindi rilanciare le attività di ricerca e impedire che l’Europa compia la scelta ideologica di un dimezzamento delle molecole attive in assenza di alternative tecniche adeguate;

9) sostenere il sistema assicurativo per garantire una efficace difesa delle produzioni;

10) l’esonero parziale dal pagamento dei contributi propri e dei lavoratori dipendenti sia per le aziende agricole che per le società o cooperative che svolgono o hanno svolto attività agricola nei successivi 12 mesi dal verificarsi dall’evento calamitoso come disposto dall’art. 8 del D.Lgs. 102/2004 poi modificato con D.Lgs. 82/2008.

Servono misure straordinarie per il comparto ortofrutticolo

“Ai problemi strutturali del settore con cui facciamo i conti da tempo, in particolare con pesche e nettarine, si sono aggiunte le calamità degli ultimi anni con gelate, alluvioni e trombe d’aria. Questo sta mettendo a rischio tutta la filiera romagnola col pericolo di accelerare un disinvestimento già in atto che può portare all’abbandono quasi totale della frutticoltura romagnola con riflessi notevoli sull’economia, primo perché è un settore che esporta ma anche per l’indotto che muove. Rischiamo danni irreparabili”. Questo il commento del Presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, riferendosi al comparto che impiega in regione oltre 25 mila imprese ortofrutticole su un totale di oltre 53.000 che operano sul territorio e che crea i 1,2 miliardi in termini di produzione lorda vendibile.

Gli eventi atmosferici che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel corso della primavera sono senza dubbio da considerarsi straordinari, basti pensare che, in pochi giorni, è caduta la pioggia di 8 mesi che ha rappresentato il record di precipitazioni storiche su tutte le aree a vocazione frutticola della regione.
Va puntualizzato che la furia delle acque si è abbattuta su un areale geografico la cui capacità produttiva era già stata irrimediabilmente compromessa dalle gelate tardive di inizio aprile.
Questi fenomeni hanno avuto il loro culmine, drammatico, a metà del mese di maggio e la loro intensità, ripetitività e concentrazione ha causato danni economici, pesanti, all’intera filiera.
Le piogge e le gelate hanno compromesso, in maniera generalizzata, le produzioni ortofrutticole in modo assolutamente irrimediabile: si stimano riduzioni di rese importanti (oltre il 60% con picchi del 90%) e parametrici commerciali stimati sotto media (con conseguente pesante deprezzamento della produzione).
La profonda crisi che attraversa il settore primario e la riduzione dei sostegni rischia di generare nel breve periodo premi assicurativi insostenibili per molte aziende agricole.
Questa situazione testimonia la necessità urgente di intervenire attivando misure straordinarie a garanzia di un comparto strategico per la nostra regione e per il Paese.
Per questo motivo si chiede:
1) di prevedere nella delimitazione dell’area colpita dagli eventi primaverili di aprile e maggio attraverso l’attivazione del decreto legislativo 102/04 a parziale compensazione dei danni subiti;
2) proroga delle rate di credito agrario di esercizio e di miglioramento attuando le medesime procedure già sperimentate nel corso dell’emergenza COVID;
3) destinare risorse per finanziare la “cambiale agraria” Ismea per assicurare liquidità alle imprese agricole colpite da gelo ed alluvioni anche attraverso il coinvolgimento dei confidi regionali;
4) finanziare, attraverso le risorse della programmazione comunitaria, tutti gli strumenti di difesa attiva indispensabili a prevenire i disastrosi effetti del gelo;
5) permettere, utilizzando le risorse OCM ed i piani operativi, la conversione varietale degli impianti che sia siano dimostrati improduttivi;
6) riorganizzare la filiera garantendo ai produttori la necessaria remunerazione del lavoro e terminare l’iter per la definizione di un catasto ortofrutticolo nazionale;
7) ricostituzione della dotazione per gli interventi compensativi per siccità dal 01/06/2022 al 30/09/2022 ridotta del 50% a seguito dei tragici eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel mese di maggio;
8) la drastica riduzione dei principi attivi ha compromesso l’efficacia delle strategie di difesa in campo. Questo, combinato a fattori ambientali avversi, ha determinato una significativa riduzione della capacità produttiva degli impianti. Occorre quindi rilanciare le attività di ricerca e impedire che l’Europa compia la scelta ideologica di un dimezzamento delle molecole attive in assenza di alternative tecniche adeguate;
9) sostenere il sistema assicurativo per garantire una efficace difesa delle produzioni;
10) l’esonero parziale dal pagamento dei contributi propri e dei lavoratori dipendenti sia per le aziende agricole che per le società o cooperative che svolgono o hanno svolto attività agricola nei successivi 12 mesi dal verificarsi dall’evento calamitoso come disposto dall’art. 8 del D.Lgs. 102/2004 poi modificato con D.Lgs. 82/2008.
Pur consapevoli della complicata congiuntura economica del paese è evidente che a causa di numerosi “flagelli” che si sono abbattuti sul comparto ortofrutticolo l’assenza di interventi tempestivi rischia di determinare una rapida e profonda riorganizzazione del comparto con estirpi e cessazione di attività che si susseguono, da anni, senza sosta.
Dispiace inoltre rilevare come i soggetti più fragili, piccole e medie imprese, giovani agricoltori ed agricoltrici siano coloro che più di ogni altro rischiano di cessare anzitempo la propria attività senza considerare i danni irreparabili che una riduzione delle superfici cagionerebbe all’indotto lavorativo e alla forza competitiva dell’ortofrutta italiana.

Post alluvione – Continua la solidarietà dalle Cia di tutta Italia. Gesti di grande importanza nel segno dei nostri valori. Ora però servono risposte dal governo su risorse e interventi

Mentre i territori colpiti dalle alluvionui restano in attesa delle risorse e degli interventi annunciati dal Governo, non si ferma la solidarietà fra gli agricoltori associati Cia.

Dopo i gesti di generosità e solidarietà compiuti da Cia Veneto e Cia Reggio Emilia, che nei mesi scorsi hanno donato fieno e paglia alle aziende zootecniche, fra fine agosto e inizio settembre un camion carico di fieno proveniente dalla Cia di Vicenza ha fatto il suo ingresso a Casola Valsenio e altri camion sono arrivati a Mercato Saraceno con decine di balle di fieno donate dalla Cia di Trento. Non si tratta solo di un supporto fondamentale per l’alimentazione del bestiame, ma anche di un importante sentimento di vicinanza nei confronti degli allevatori delle aree colpite da frane e alluvioni.

La Cia di Vicenza è stata accolta per Cia Romagna da Stefania Malavolti, presidente del direttivo Cia Romagna della zona di Faenza e coordinatrice Donne in Campo Romagna. Ad attendere la donazione della Cia di Trento era presente Matteo Pagliarani, vicepresidente di Cia Romagna e coordinatore Agia-Cia Romagna. In Appennino a causa delle innumerevoli frane alcune aziende sono ancora difficilmente accessibili. L’alluvione ha inoltre provocato una scarsità nella produzione di foraggio, a causa del ritardo negli sfalci e dei danni alle colture.

Cia Romagna sin dai primissimi giorni dopo le alluvioni si è adoperata per incrociare i bisogni degli agricoltori e degli allevatori con le numerose offerte di aiuto provenienti dalle Cia di diverse zone d’Italia. “Sono gesti che ci ricordano che, anche di fronte alle sfide, l’unità e la solidarietà possono portare a risultati importanti – commenta Danilo Misirocchi,  presidente di Cia Romagna e ringraziamo sinceramente le Cia che hanno donato il fieno per l’ impegno nel sostenere gli agricoltori romagnoli. Ora però abbiamo bisogno di risposte chiare e veloci dal Governo e dalla struttura commissariale: i nostri associati devono avere un orizzonte di certezze per decidere se investire come sarebbe necessario. Inoltre più passa il tempo, maggiormente si aggrava la crisi di liquidità delle aziende. A fine agosto sono infatti terminate le sospensioni di alcuni pagamenti, mentre il 20 novembre è la scadenza del pagamento di tutte le imposte e tributi, visto che non sono state fatte le modifiche richieste in sede di conversione del decreto.

Per tutta l’estate Cia Romagna è stata sempre presente agli incontri per portare il proprio contributo, rappresentare la situazione in Romagna e portare ai confronti fra Commissario e istituzioni locali, regionali ed europee le istanze degli associati. “Tra le altre cose è emerso ancora una volta quanto siano lontane le esigenze pratiche delle aziende e le procedure burocratiche. Non possiamo perciò non manifestare le nostre preoccupazioni sul quanto e quando, ovvero sul tema delle risorse e degli interventi. A ormai quattro mesi dagli eventi non si conoscono le priorità e le modalità dell’azione commissariale”.

Fra i temi affrontati negli incontri Cia Romagna ha ribadito e ribadisce la necessità di garantire la manutenzione adeguata alle reti dei territori rurali; procedere con gli interventi di somma urgenza per ripristinare le strade di collegamento e le strade intra-poderali, evitando il rischio di uno spopolamento della montagna; ripristinare rapidamente le infrastrutture idriche e procedere con gli interventi per riparare e intervenire sui danni causati dalle frane. Si è inoltre nuovamente sottolineato il bisogno di fare chiarezza sulle responsabilità degli argini dei fiumi dalla sorgente fino alla via Emilia, in quanto l’interpretazione data fino ad ora non è ritenuta corretta dalle organizzazioni agricole e da questa interpretazione dipende chi e come si deve intervenire per completare le opere di ripristino e la gestione futura.

Alluvione: il ritardo non è più tollerabile. Servono subito risorse ed aiuti concreti

Il Tavolo unitario dell’imprenditoria della provincia di Ravenna, il 10 agosto 2023  ha trasmesso agli organi di informazione un comunicato stampa che fa il punto a tre mesi dai giorni drammatici delle piogge torrenziali che hanno colpito l’appennino romagnolo e alluvionato grandi parti del nostro territorio.

Dopo 3 mesi dall’alluvione in Romagna, che lo ricordiamo è entrata nel triste primato della terza peggiore catastrofe naturale a livello globale nel 2023, le imprese non solo non hanno ancora visto un euro del “100% di risarcimenti” previsti dagli annunci del Governo e ora dalla Legge n.100/2023, ma non ci sono neppure le indicazioni per fare le richieste, né direttive per le perizie asseverate.

Il Commissario, assunte le sue funzioni da pochi giorni, ha potuto fare solo dei sopralluoghi, certo importanti ma a 3 mesi dall’alluvione davvero non sufficienti.

Le imprese senza certezze non riescono a riprogrammare la ripartenza, a fine agosto terminano le sospensioni di alcuni pagamenti, mentre il 20 novembre dovranno pagarsi tutte le imposte e tributi, visto che non è stata fatta alcuna modifica in sede di conversione del decreto come richiesto anche dal documento unitario del Tavolo dell’imprenditoria, da varie forze politiche e associazioni.

Constatiamo, inoltre, con preoccupazione che Comuni e Provincie hanno esaurito le risorse per interventi di somma urgenza, spesso non riescono a pagare le imprese che hanno svolto i lavori e non riescono ad appaltare nuovi ed urgenti lavori di ripristino o messa in sicurezza non avendo copertura finanziaria. Questo sta rallentando o bloccando molti lavori di prima messa in sicurezza del territorio che diventa elemento fondamentale per la ripartenza, in particolare in vista dell’autunno e dell’inverno.

L’unico aiuto economico a fondo perduto che le imprese hanno potuto almeno richiedere è quello sul fondo della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna per un massimo di 7.000 euro/cad. al quale hanno contributo anche i Comuni della Provincia. Un’azione importante, certo, di primo soccorso ma non sufficiente ed ancora una volta promossa dagli enti locali, il che fa riflettere.

Il ritardo per le imprese e per i cittadini alluvionati della Romagna è diventato davvero intollerabile e per questo chiediamo un incontro urgente al Generale Figliuolo per conoscere le priorità e le modalità dell’azione commissariale a tre mesi dagli eventi, e in quali tempi si prevede di avviare la raccolta delle domande per la concessione dei contributi dei beni danneggiati delle imprese e dei cittadini.

Chiediamo, infine, con forza che l’esecutivo ritrovi il positivo spirito con cui ha affrontato i primi giorni dell’emergenza. Pur riconoscendo l’impegno, siamo a manifestare la necessità ad oggi di risorse immediate ed aiuti concreti alle imprese colpite, tempi certi, indicazioni operative per le perizie e le domande di risarcimento.

Le associazioni di categoria aderenti al tavolo dell’imprenditoria della provincia di Ravenna:
Agci, Cia Romagna, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative Romagna, Confesercenti, Confimi Industria Romagna, Confindustria Romagna, Copagri e Legacoop Romagna.



TipiCi da spiaggia: le produzioni degli agricoltori di Cia Romagna conquistano i bagnanti

Successo della quarta edizione dell’iniziativa ospitata ieri in cinque località della riviera

Prodotti di terra in vetrina sul bagnasciuga degli stabilimenti balneari romagnoli: li ha portati al mare Cia Agricoltori Italiani Emilia-Romagna che con Sib-Sindacato italiano balneari, ha realizzato la quarta edizione di ‘Tipici da Spiaggia’, l’evento annuale che intende valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio, a partire dalla frutta di stagione.

“È stato un incontro ravvicinato con centinaia di turisti – ha detto il presidente regionale Stefano Francia – ai quali, oltre ad offrire i nostri prodotti, abbiamo spiegato le criticità di una annata senza precedenti che ha comportato perdite di produzione e reddito per le imprese agricole”.

Cinque le località in cui i produttori hanno offerto frutta, vino, miele, olio, confetture: Marina di Ravenna, Bagno Marinamore, Milano Marittima al Tangaroa Beach – Rimini, Bagni 108 e 109 – Cesenatico, Spiaggia Zona Cesarini –   Porto Garibaldi, Bagno Astor.

Tutte le foto della manifestazione a questo link: https://drive.google.com/drive/folders/18x0cyMztv19gK_yA2Yg70NLWXpY7jlOv?usp=sharing

Torna “TipiCi da spiaggia”

Appuntamento con gli agricoltori il 2 agosto a Marina di Ravenna e il 3 agosto a Milano Marittima, Cesenatico e Rimini per assaporare i prodotti tipici del territorio

Quarta edizione della manifestazione ideata dal Sindacato Italiano Balneari FIPE-Confcommercio in collaborazione con Cia-Agricoltori Italiani

Associare il territorio della vacanza ai prodotti tipici per valorizzare e promuovere le eccellenze agroalimentari della regione: è questo l’obiettivo di ‘Tipici da Spiaggia’, evento giunto alla quarta edizione che quest’anno in Emilia-Romagna coinvolgerà, il 2 e 3 agosto, 5 località della Riviera in altrettanti stabilimenti balneari. L’iniziativa è promossa da Cia Emilia-Romagna con il Sib-Sindacato italiano Balneari.

L’appuntamento è il 2 agosto Marina di Ravenna, Bagno Marinamore, e il 3 agostoMilano Marittima, Tangaroa Beach; Rimini, Bagni Mareblu 108 e 109; Cesenatico, Spiaggia Zona Cesarini. Gli agricoltori porteranno le loro produzioni. “Si tratta di produzioni che sono l’eccellenza del territorio romagnolo messa a dura prova dagli eventi calamitosi. Il settore ha intenzione di ripartire, ma stavolta da solo non può farcela e serve un aiuto concreto dalle istituzioni”, sottolinea il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi.

Dalle 11 verrà distribuita frutta fresca di stagione non solo come omaggio ai turisti e agli ospiti delle località rivierasche, “ma anche per ribadire alcune tematiche di forte rilevanza per il settore come, ad esempio, i costi di produzione che sono triplicati – precisa Stefano Francia, presidente Cia Emilia-Romagna – Quest’anno l’agricoltura sta vivendo una delle peggiori crisi produttive dovute prima alla siccità, poi alle gelate a cui si sono sommate le devastanti alluvioni, le grandinate e il tornado che hanno dato il colpo di grazia alle produzioni. Una giornata di festa con turisti ed ospiti degli stabilimenti che ci accolgono, quindi, ma anche un’occasione per spiegare le difficoltà dei produttori e del settore agricolo”.

L’evento “Tipici da Spiaggia” – commenta Simone Battistoni , presidente regionale del Sib, Sindacato italiano balneari – vuole rafforzare l’offerta turistica balneare dell’Emilia Romagna, mettendo in sinergia due eccellenze del nostro Paese: i prodotti enogastronomici Made in Italy e la balneazione attrezzata. Due eccellenze di cui la prima è famosa per i suoi prodotti tipici e la seconda è famosa quale componente di un’offerta turistica che si basa su servizi di qualità, purtroppo esposta alle conseguenze delle scelte che potranno essere fatte dal Governo nei prossimi mesi”.

Distrutti capannoni, strutture e coltivazioni

Tornado e grossa grandine: nuova conta dei danni. Cia sta predisponendo alcune proposte da presentare alla Regione su come affrontare le questioni legate alle calamità e per verificare quali interventi si possano attivare

Cia Romagna coi suoi tecnici e con i suoi rappresentanti politici è di nuovo impegnata nei sopralluoghi nelle aziende agricole colpite da quello che si è rivelato essere a tutti gli effetti un torando e dalla grossa grandine. L’ evento climatico catastrofico che ha colpito sabato 22 luglio 2023 il nostro territorio ha causato danni ingentissimi coinvolgendo ancora una volta anche le imprese agricole, con pesanti danni alle strutture, ai capannoni e alle case, oltre che alle coltivazioni con vigne stese e frutteti a terra, così come girasoli e altre colture completamente stese e là dove sono ancora in piedi le piante molti frutti sono caduti a terra.  

Il presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi al rientro da alcuni primi sopralluoghi svolti in alcune imprese agricole, invita gli agricoltori a prendere contatti con gli uffici Cia per la segnalazione dei danni e delle necessità. L’Organizzazione romagnola si è attivata con Cia regionale e sta predisponendo una serie di proposte da presentare alla Regione per come affrontare le questioni legate alle calamità e per verificare quali interventi possano essere attivati. Misirocchi sottolinea: “È un altro duro colpo alle imprese agricole e al territorio: nelle campagne romagnole la frustrazione sta crescendo sempre di più.  Mentre c’è ancora tanta indeterminatezza sul fronte degli aiuti per i danni dalle alluvioni, le stime sulla riduzione media della Plv che ipotizzavano circa un meno 40% potrebbero peggiorare ulteriormente a fronte dei nuovi eventi”.

Il 22 luglio, come ha specificato agli organi di stampa l’esperto Pierluigi  Randi presidente di Ampro (Associazione Meteo Professionisti), non era chiaro se il violentissimo vento fosse un tornado o una tromba d’aria anche perché avevano subito danni anche alcuni strumenti di rilevazione. In ogni caso Randi per la forza e per i danni causati dal vento in molte aree del ravennate – in particolare Conselice, Alfonsine, Voltana, Savarna, Conventello e Grattacoppa – lo ha definito come l’episodio più grave da almeno trent’anni. La tenuta delle imprese agricole, soprattutto di quelle piccole è sempre più critica. Alle molte aziende che stanno facendo i difficili conti con le conseguenze delle gelate tardive, della siccità, della grandine, e delle recenti alluvioni appunto, si aggiungono quelle colpite da quest’ultimo evento. “In alcuni casi – specifica Misirocchi – c’è chi deve affrontare gli effetti di tutti questi eventi messi insieme”.

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
C.F. 80094210376 – mail: emiliaromagna@cia.it PEC: amministrazione.er@cia.legalmail.it

Privacy Policy  –  Note legali –  Whistleblowing policy

WhatsApp chat