ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

“L’acqua va conservata quando piove”

Lo ha ribadito Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, durante l’approfondimento sul tema svolto insieme ai Consorzi di Bonifica della Romagna Occidentale e della Romagna

Obiettivi: miglior assetto della distribuzione dell’acqua nei territori; invasi interaziendali per conservare l’acqua quando piove; riduzione del prelievo da falde; contrasto alla subsidenza; sostituzione della parte datata della rete di distribuzione; strutture e infrastrutture con tecnologie all’avanguardia per l’impiego sempre più sostenibile ed efficiente dell’acqua

L’acqua, nelle sue diverse declinazioni, è stata al centro dell’approfondimento che Cia Romagna ha affrontato nel corso di una recente Direzione. Acqua come carenza idrica e acqua come risorsa sempre più necessaria non solo per l’ordinario andamento dello sviluppo colturale, ma sempre più di valore anche per i sistemi antibrina, per affrontare situazioni straordinarie ormai ricorrenti come le gelate tardive.

Presenti il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, con il presidente Antonio Vincenzi, il direttore tecnico Elvio Cangini e il responsabile del Distretto Montano Rossano Montuschi e il Consorzio di Bonifica della Romagna, con il presidente Stefano Francia e il direttore generale Lucia Capodagli.

È noto come non tutti i territori della Romagna abbiano le stesse opportunità di irrigazione ed è noto come sia l’area collinare a soffrire di più, con situazioni ancora più marcate nell’area riminese, in particolare della Valmarecchia. Qui, spiegano gli agricoltori , si è passati dal dover affrontare alcuni mesi estivi con scarsità di acqua a mancanza di acqua 12 mesi all’anno, negli ultimi anni. In pedecollina e collina il supporto può derivare dalla realizzazione di invasi interaziendali, come diversi ne sono stati costruiti dal Consorzio della Romagna Occidentale a sostegno della produzione, in particolare agricola, ma non solo. In pianura i Consorzi, con il Cer, forniscono acqua quando ce n’è poca. 

I Consorzi hanno illustrato i progetti di opere irrigue pronti e candidati ai fondi del Pnrr – e anche i progetti di prospettiva – per un miglior assetto della distribuzione dell’acqua nei territori, per ridurre il prelievo da falde e contrastare la subsidenza. Hanno inoltre presentato i progetti relativi alla sostituzione della rete di distribuzione, la cui origine risale a 40-50 anni fa, che sarà dotata di tecnologia all’avanguardia per garantire l’uso sempre più sostenibile dell’acqua e un impiego sempre più efficiente da parte degli agricoltori.

Nel corso della Direzione, pur nella consapevolezza delle difficoltà, da Cia Romagna è stata ribadita la necessità del completamento del Cer, che arriva fino a Bellaria-Rimini nord, mentre una parte importante della provincia non beneficia dell’apporto di questa fondamentale struttura; di realizzare altri invasi interaziendali; di ridurre i costi elettrici e quindi l’esigenza di impianti fotovoltaici. Poi ancora, è stata sottolineata l’importanza della progettazione, prima e al di là dei bandi viste le stringenti tempistiche che questi stabiliscono, ed è stata ribadita come priorità la capacità di fare sistema.

Affrontati anche gli argomenti relativi all’impatto ambientale. Gli interventi hanno messo in evidenza come si debbano considerare anche i benefici ambientali dei progetti in tutti i loro fattori multipli. È stato ricordato che i laghetti interaziendali sono stati oggetto di una riflessione anche all’Expo di Milano, come esempio virtuoso di gestione e utilizzo della risorsa idrica e rispetto ambientale. Inoltre, da valutare anche l’utilizzo di acque da depurazione.

“Considerando tutti i fattori, se non si procede in fretta con azioni concrete sono a rischio non solo le nuove opportunità e le nuove specializzazioni, ma l’esistenteha affermato Danilo Misirocchi, presidente di Cia RomagnaL’acqua è una discriminante di un certo rilievo per una buona agricoltura.  Quest’anno lo stato di difficoltà delle piante è evidente e le conseguenze non riguardano ‘solo’ l’azienda agricola. L’annuncio della pioggia fa sperare perché è necessaria, ma allo stesso tempo spaventa: può non risolvere il problema siccità e se si verificano fenomeni violenti ai danni si sommano danni. Un fatto è certo: l’acqua va conservata quando piove”.

L’Anp Romagna riparte con Dante

Dopo la prima Direzione mista (in presenza e in collegamento) svolta nel mese di giugno, l’Associazione pensionati Anp – Cia Romagna ha organizzato nella giornata di mercoledì 11 agosto la sua prima uscita sociale dopo il lockdown, scegliendo di seguire “i passi di Dante”. Molta la soddisfazione per la buona riuscita dell’appuntamento con la passeggiata, guidata, mattutina attraverso la Ravenna dantesca. Nella foto, il gruppo nei pressi della tomba di Dante, vicino alla lapide che inneggia al Sommo Poeta. 

Assieme con gusto, grande successo all’Artusiana

Grande successo per le proposte enogastronomiche di Cia Romagna alla Festa Artusiana di Forlimpopoli nelle due serate dell’1 e del 5 agosto per il progetto “Assieme con gusto”. Presenti i prodotti di stagione del territorio, la cucina dell’ Agriturismo Casa Molinari, dell’Azienda Agricola e Agriturismo San Martino https://www.aziendaagricolasanmartino.it/ e i vini della Cantina Villa Bagnolo. Grazie al pubblico, alle aziende che hanno aderito e al personale di Cia Romagna.

“Tipici da Spiaggia”, arrivo scenografico dal mare dei prodotti della tradizione enogastronomica romagnola: dalle aziende locali albicocche, pesche, susine, vino, olio, miele e formaggi

L’evento – ideato dal Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe/Confcommercio e da Cia- Agricoltori Italiani – è stato molto gradito ai bagnanti

Nonostante il tempo incerto di lunedì 26 luglio, ha destato molta curiosità e interesse fra i bagnanti l’allestimento in riva al mare della degustazione di vini, frutta, miele e formaggi giunti dal mare e offerti ai turisti della riviera romagnola in contemporanea in quattro stabilimenti balneari a Milano Marittima (Bagno Oreste), Cesenatico (Spiaggia Zona Cesarini),Rimini (Le Spiagge Rimini Bagno 61) e Porto Garibaldi (Bagno Astor), dove il Sindacato Italiano Balneari (Fipe/Confcommercio) e Cia- Agricoltori Italiani hanno promosso la prima tappa della seconda edizione di “Tipici da Spiaggia”.

A Milano Marittima, al Bagno Oreste, in rappresentanza di Cia- Agricoltori Italiani c’erano il ravennate Stefano Francia, presidente nazionale dei Giovani Agricoltori di Cia (Agia), e Cristiano Fini, presidente Cia Regionale, che hanno sottolineato: “Con questa manifestazione, che si svolge su tutto il territorio nazionale, stabilimenti balneari e produttori agricoli intendono promuovere le eccellenze del territorio di casa nostra e associare il luogo della vacanza ai prodotti che quel territorio esprime. L’incontro diretto con gli agricoltori in spiaggia è un modo nuovo per ‘riconnettere’ produttore e consumatore e, perché no, per sviluppare collaborazioni durature fra imprese balneari e imprese agricole del territorio con tutto il valore aggiunto della filiera corta”.

Fondere il mare con la terra, per un modo nuovo di vivere la vacanza”, questo il commento del presidente del Sib Emilia Romagna, Simone Battistoni sull’evento. “Affianchiamo e valorizziamo le realtà del nostro ‘made in Italy’: l’offerta turistico-balneare degli oltre 1000 stabilimenti romagnoli, il lavoro degli agricoltori e la cultura enogastronomica”.

Torna Tipici da Spiaggia

 

I prodotti della tradizione enogastronomica romagnola in vetrina in Riviera lunedì 26 luglio

Nella manifestazione ideata dal Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe/Confcommercio e da Cia- Agricoltori Italiani, le eccellenze agroalimentari del territorio arriveranno dal mare in moscone e pattìno

Vini, frutta, miele e formaggi: sono i prodotti del territorio offerti ai bagnanti della Riviera romagnola, il 26 luglio, dai lidi ferraresi passando da Milano Marittima, Cesenatico e Rimini  dove il Sindacato Italiano Balneari (aderente a Fipe/Confcommercio) e Cia- Agricoltori Italiani hanno promosso la seconda edizione  di “TipiCi da Spiaggia”.

La manifestazione vuole promuovere le eccellenze del territorio offrendole ai turisti di alcuni bagni del litorale romagnolo. L’evento prevede l’arrivo dal mare delle eccellenze agroalimentari trasportate da un moscone – pattìno. Per questa prima tornata “Tipici da Spiaggia” sbarcherà lunedì alle 11 a:

  • MILANO MARITTIMA (RA), Bagno Oreste
  • CESENATICO (FC), Spiaggia Zona Cesarini
  • RIMINI, Le Spiagge Rimini Bagno 61

Gli stabilimenti balneari, assieme ai produttori agricoli, dedicheranno quindi alcune giornate per promuovere territorio e tradizione enogastronomica di casa nostra. L’iniziativa, che viene realizzata in tutto il territorio nazionale, intende associare il territorio della vacanza ai prodotti tipici: significa anche valorizzare e promuovere le nostre eccellenze agroalimentari e i nostri litorali, visto che mare e cibo costituiscono da sempre il sinonimo perfetto di vacanza.

“Siamo di fronte ad un nuovo modo di vivere la vacanza affiancando due realtà del nostro ‘made in Italy’: l’offerta turistico-balneare degli oltre 1000 stabilimenti  romagnoli con la cultura enogastronomica, ovvero fondere il mare con la terra”, commenta il presidente del Sib Emilia Romagna, Simone Battistoni.

“Dopo un anno di pandemia, quest’iniziativa testimonia la volontà generale di ripartenza del Paese – dice il presidente di Cia Emilia Romagna, Cristiano Fini – utilizzando luoghi a forte vocazione turistica per fare promozione al buon cibo italiano. L’incontro diretto con gli agricoltori in spiaggia è un modo innovativo per valorizzare le eccellenze del Made in Italy ed è anche un incentivo ad abbandonare i menu standardizzati scelti per praticità nei luoghi di villeggiatura, mettendo più attenzione alla qualità delle materie prime che compongono i nostri piatti”.

Info: 3484416924

Cinghiali, con zona bianca torna allarme sicurezza stradale

Si chiede incontro a ministri Patuanelli, Lamorgese e Cingolani

Con l’arrivo dell’estate e l’ingresso dell’Emilia-Romagna in zona bianca, tornano trafficate strade e autostrade. E torna l’allarme sicurezza per il proliferare indisturbato dei cinghiali.

“Dal nazionale, fino ai nostri territori locali, Cia ha costantemente all’ordine del giorno la questione della fauna selvatica. Anche il territorio romagnolo, dalla collina fino a valle, si trova a dover fare i conti con la problematica – spiega il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi – La valutazione del fenomeno e le azioni da intraprendere devono essere approfondite nella loro totalità e complessità, comprendendo i danni che gli animali selvatici, in particolare i cinghiali ma non solo, causano sia alla viabilità, mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone, sia alle coltivazioni agricole”.

 Il problema è pressante anche in Valconca e Valmarecchia, come ricordato anche dal vicepresidente di Cia Romagna, Lorenzo Falcioni, nel recente incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi in Provincia. Ora Cia-Agricoltori Italiani, che da anni porta avanti la sua battaglia per l’emergenza fauna selvatica, attende l’incontro con i ministri Patuanelli (Mipaaf), Lamorgese (Interni) e Cingolani (Transizione ecologica).

Nel 2020, nonostante le restrizioni alla mobilità, gli incidenti causati dagli animali selvatici in Emilia-Romagna sono stati il 10% di quelli totali, dato che pone la regione al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. Per Cia, che è impegnata sul tema a livello sia nazionale che locale e chiede la modifica della legge 157/92 sulla gestione della fauna selvatica, è urgente tornare a ragionare in cabina di regia unica su modelli d’intervento più incisivi. Serve un approccio finalmente pragmatico alle politiche di contrasto di uno dei grandi nodi irrisolti dell’agricoltura italiana, che necessita di un’azione immediata da parte delle istituzioni per garantire, da subito, sicurezza sulle strade e porre fine ai danni incalcolabili procurati a tante aziende agricole.

“L’Italia non può permettersi di uscire da una pandemia, precipitando di nuovo nell’emergenza ungulati, che sono prima di tutto un pericolo per le persone, oltre che un costo per l’agricoltura – commenta il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino -. Le ambizioni green e la ripresa nazionale devono contemplare una risoluzione onesta, sostenibile ed efficace del problema fauna selvatica. Abbiamo chiesto un incontro al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, alla ministra degli Interni Luciana Lamorgese e al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani perché siamo pronti da tempo a dare il nostro contributo per riformare la legge in materia e fare, insieme, dell’Italia, anche su questo fronte, un modello esemplare”.

Sulle strade italiane, negli ultimi quattro anni, dal 2017 al 2020 -ricorda Cia analizzando i dati ASAPS- si sono verificati 469 incidenti significativi causati da animali. Sono state registrate 830 segnalazioni di feriti gravi con il massimo raggiunto nel 2019. Sono morte 56 persone, 16 solo nel 2020 e nonostante la minore circolazione di mezzi di trasporto per effetto delle restrizioni Covid. In Italia, sempre nel 2020 (157 incidenti significativi, 215 feriti seriamente e 16 morti), è la Lombardia a detenere il triste record con l’11% di incidenti in strada con il coinvolgimento di animali. Segue Emilia-Romagna (10%), Piemonte (9%), Abruzzo e Campania (8%), Toscana e Liguria (6%); Veneto, Lazio e Sardegna (5%). Inoltre, l’85% degli incidenti tra il 2018 e il 2020, sono da attribuire agli animali selvatici e solo il 15% a quelli domestici. Contrariamente a quanto si possa pensare, poi, si sono verificati per lo più di giorno (78%) e per il 97% sulla rete ordinaria. Su autostrade e strade extraurbane principali solo per il 3%.

Variante alla SS16 a Rimini nord, le organizzazioni agricole chiedono di vedere il progetto e condividere il percorso di realizzazione

Intervento congiunto di Cia Romagna, Confagricoltura e Coldiretti

Ringraziamo il presidente della Provincia di Rimini, Riziero Santi, per l’incontro organizzato con le nostre associazioni di categoria agricola (Cia, Confagricoltura e Coldiretti) e con i rappresentanti dei Comuni interessati dalla variante alla SS16.

Il tracciato della variante presentato più di dieci anni fa riguardava un centinaio di aziende agricole, e già questo renderebbe il tema di primario interesse. Ma quello della nuova Statale 16 è un argomento rilevante per tutto il territorio, per la sua tutela e per la sua economia, perché impatta sull’unica zona del comune di Rimini definita ad alta vocazione agricola dallo stesso Piano territoriale di coordinamento provinciale.

Nelle scorse settimane i nostri agricoltori hanno ricevuto la comunicazione dell’inizio dei sondaggi e dei picchettamenti da parte della ditta incaricata, ma né loro, né le nostre associazioni hanno avuto la possibilità di visionare il progetto e i tracciati definitivi.

Le aziende agricole, già provate dalla crisi in questo difficile momento, si sentono ulteriormente vessate e vedono il loro territorio ancora una volta invaso da interventi che lo aggrediscono, come già successo in passato con gli elettrodotti e oggi anche con il metanodotto, i cui lavori bloccheranno parte dei terreni praticamente per due anni.

Sia chiaro, le nostre associazioni sono perfettamente consapevoli della necessità delle infrastrutture per lo sviluppo e l’economia della nostra provincia. Ma è altrettanto necessario sostenere tutte le imprese e non penalizzare le aziende e i cittadini che vivono e lavorano in agricoltura. A Rimini nord il  rischio concreto è che molte aziende agricole siano costrette a chiudere per sempre.

Sul progetto della variante alla Statale 16, competenza di Anas, non c’è stata sufficiente informazione né condivisione. Come rappresentanze agricole avanzammo a suo tempo numerosi rilievi al progetto in merito all’impatto devastante e all’enorme consumo di suolo che l’opera avrebbe comportato. Chiedemmo modifiche al tracciato per un impatto decisamente minore sul territorio agricolo, alle quali però non abbiamo avuto nessun riscontro.

Il nostro impegno è tutelare i nostri soci e accompagnarli in questo confronto. Per questo attendiamo l’incontro che la Provincia di Rimini si è impegnata ad organizzare con Anas, con la Regione Emilia-Romagna e i progettisti. Ci aspettiamo di avere il necessario aggiornamento sul progetto del nuovo tracciato, presupposto indispensabile per poter discutere e condividere il percorso di realizzazione e i relativi accordi con le aziende agricole.

Cia e Università Telematica Pegaso: Academy online per la formazione dei nuovi protagonisti dell’agricoltura 4.0

Pagliarani, coordinatore dei Giovani Agricoltori di Cia Romagna: “Sempre più importante la figura dell’imprenditore agricolo come produttore e come formatore”

Una Academy online dedicata alla formazione di nuove figure professionali nel settore agroalimentare. È questo l’obiettivo dell’accordo siglato tra l’Università Telematica Pegaso e Cia-Agricoltori Italiani. La partnership prevede la pianificazione di attività di alta formazione e di aggiornamento specialistico, finalizzate alla creazione di figure professionali ad hoc, tali da agevolare l’accesso diretto al mondo del lavoro agricolo.

Matteo Pagliarani, coordinatore dell’Associazione Giovani Agricoltori Italiani della Cia della Romagna (Agia-Cia), afferma: “Come Agia nazionale e territoriali abbiamo sempre avuto fra i principali obiettivi l’informazione e la formazione di tutte le figure: cittadini, consumatori, agricoltori. Questo accordo dimostra come sempre più l’Organizzazione stia ricercando formazione professionale. Questa nuova collaborazione con l’Università Telematica Pegaso fa capire quanto Cia cerchi di stare al passo del cambiamento e quanto in futuro possa essere centrale la figura dell’imprenditore agricolo come produttore e come formatore, in tutti i settori della produzione. In questo accordo, un membro cruciale è sicuramente l’ente di formazione interno di Cia, l’Associazione Agricoltura è vita”.

Attraverso la regia di un Comitato tecnico scientifico che individuerà i nuovi fabbisogni formativi e organizzativi degli imprenditori agricoli, l’Academy fornirà percorsi didattici aventi valore legale, spendibili in termini di riconoscimento di Crediti Formatici Universitari (CFU) e come aggiornamento professionale.

Anche grazie a questo accordo Cia vuole incrementare l’avvicinamento dei giovani all’impresa rurale, promuovendo la tutela del lavoro agricolo quale elemento primario per il sostentamento ed il benessere generale, nonché elemento idoneo a migliorare la competitività sui mercati delle aziende agricole, attraverso la riqualificazione, la formazione e il coinvolgimento partecipato degli operatori del settore.

Saranno attivati stage e tirocini attraverso convenzioni con aziende, istituzioni, enti pubblici e privati operanti nel settore primario, finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro, nonché all’acquisizione di esperienze pratiche certificate per arricchire il proprio curriculum personale. “Il renderci disponibili ad ospitare nelle nostre aziende queste figure è centrale come obiettivo – sostiene Pagliarani – Rappresenta un’ulteriore qualificazione del percorso formativo e al tempo stesso è una grande opportunità per chi ospita perché le cose belle nascono quando si unisce la ricerca con la parte pratica e possono emergere belle scoperte e collaborazioni. Spero che questi giovani possano diventare portavoce dell’Associazione e del mondo imprenditoriale sia maschile sia femminile. Per noi piccole e medie imprese è importante poter collaborare a questi percorsi formativi”.

QUALCHE DATO SULLE IMPRESE AGRICOLE GIOVANILI IN ROMAGNA

Nel 2020, in termini di variazione annua rispetto al 31.12.2019, si registra una diminuzione delle imprese giovanili attive nella maggior parte dei principali settori. In crescita, invece, l’Agricoltura. Al 31.12.2020 le imprese agricole giovanili in Romagna, nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini erano complessivamente in valore assoluto 578: 225 nel forlivese-cesenate (+0,4%), 113 nel riminese (+5,6%) e 240 nel territorio provinciale ravennate (+1,8%).

Per imprese giovanili si intende: l’insieme delle imprese in cui la partecipazione di persone ‘under 35’ risulta complessivamente superiore al 50% mediando le composizioni di quote di partecipazione e cariche attribuite. Fonte: Camera di Commercio della Romagna e Camera di Commercio di Ravenna.

Sementiero e biologico – Servono nuovi accordi interprofessionali e un nuovo piano di ricerca per le sementi biologiche

Lo sviluppo interessante del settore biologico italiano, in una fase cruciale della transizione green Ue, rinnova il dibattito sul futuro del comparto sementiero, voce molto importante per l’economia agricola, e non solo, della regione e particolarmente per i distretti produttivi della Romagna. Secondo Anabiol’associazione per la promozione del biologico di Cia-Agricoltori Italiani – il comparto può stare al passo, da una parte, grazie a nuovi accordi interprofessionali con le ditte, dall’altra, potendo contare su un nuovo Piano di Ricerca per le Sementi Biologiche. Anabio fa appello al mondo delle imprese e al Mipaaf, perché acceleri sull’iter amministrativo di definizione del Piano.

Lorenzo Falcioni, vicepresidente di Cia – Agricoltori Romagna e membro del CdA della Cooperativa Cac, nella sua azienda “Falcioni Santi Agricoltori” coltiva circa 19 ettari di colture da seme fra cavoli ibridi, cavoli cinesi, cicoria ibrida, bietola, ravanello, aneto, rapa, rucola selvatica, coriandolo ed erba medica da seme. In merito all’argomento in oggetto sottolinea che il lavoro sin qui svolto è molto positivo e precisa: “Non dimentichiamo che una programmazione lungimirante, adottata nel passato, ha portato i moltiplicatori dell’Emilia-Romagna ad essere un punto di riferimento internazionale. Come Cia Romagna auspichiamo che si realizzino gli accordi interprofessionali e che sia adottata un’adeguata campagna di comunicazione per informare sulle colture che usciranno dalle deroghe, deroghe alle quali si ricorrerà sempre meno”.

La programmazione sarà l’arma vincente per riuscire a colmare la domanda di seme biologico certificato e per metterne in produzione le quantità occorrenti. “In questo modo le aziende sementiere e gli imprenditori in agricoltura biologica potrebbero trarre benefici da un’economia di scala con un costo del seme bio più competitivo oltre alla possibilità, per gli agricoltori stessi, di iniziare a svolgere l’attività di moltiplicazione. In Romagna siamo bravi con le sementiere e siamo bravi a fare il bio – conclude Falcioni – Può essere una risposta, un’opportunità, a un mondo che non se la sta passando molto bene, con le gelate e altre calamità, e bisogna avere presente anche la redditività dell’impresa agricola”.

Negli ultimi dieci anni, sottolinea Anabio-Cia, si è registrata una significativa crescita della superficie investita a produzione bio e nel 2020 l’area destinata ai semi bio, in Italia, è aumentata del 28% rispetto al 2019. Ciò va colto come una sfida per rispondere a una domanda ancora latente di sementi bio diversificate, adattate alle condizioni di produzione biologica e locale. Attivare questo processo vuol dire, inoltre, guardare alla scadenza del 2036, quando non sarà più possibile far ricorso alle deroghe imposte dalla normativa Ue. Oggi, già 2 specie non sono più in deroga (Erba Medica e Trifoglio Alessandrino) e a queste se ne potrebbero aggiungere altre 15 nel corso del 2022. In tale contesto, torna il focus sulla Banca Dati Sementi, che al momento contiene 878 specie e varietà, e deve diventare sempre più lo strumento di gestione per la moltiplicazione vegetativa con metodo biologico e sempre meno il mezzo per le deroghe.

Sul fronte agricolo, Anabio-Cia è fortemente impegnata a mobilitare i produttori del comparto a favore delle sementi biologiche, sollecitata da norme comunitarie e nazionali più stringenti del passato, ma anche da anni di ricerca partecipata su cui è tempo di puntare e che vede come promotrice in primis la Rete dei Semi Rurali.

Per Anabio-Cia bisogna, dunque, lavorare con le ditte sementiere italiane per nuovi accordi interprofessionali con contratti che contengono la combinazione tra specie/varietà nelle diverse regioni e prevedano informazione e formazione tecnica ed economica efficace. Al Mipaaf, invece, Anabio-Cia sollecita la richiesta di finanziamenti per un nuovo Piano Nazionale delle Sementi Biologiche, annunciato da un anno, ma ancora alle prese con l’iter amministrativo.

QUALCHE NUMERO SUL COMPARTO DELLA MOLTIPLICAZIONE DELLE SEMENTI

– Coinvolti 15.000 agricoltori per le specie agrarie e 4.000 per le specie ortive a livello nazionale;

– La superficie di produzione delle sementi ufficialmente certificate nel 2019 si attesta a 202 mila ettari;

– Circa ¼ della superficie è localizzata in Emilia-Romagna, che è la prima Regione italiana in termini di aree dedicate alla produzione di sementi di specie certificate sia per le specie agrarie sia per le specie orticole e aromatiche (nel 2020 circa 50mila ettari di cui circa 11mila con colture con alta Plv come bietola e orticole comprese le aromatiche);

– In Romagna le superfici coinvolte nella riproduzione di sementi rappresentano circa il 50% della superficie totale regionale dedicata alle sementiere. In particolare nel territorio ravennate si concentra la maggior parte della riproduzione di sementi di medica, di barbabietola da zucchero, di molte specie orticole e cereali da seme.  A Cesena opera la Cooperativa Cac, il cui stabilimento è il primo in Europa per volumi e tecnologie nella lavorazione del seme.

Zootecnia, da tempo investe per la sostenibilità degli allevamenti

Sul settore visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti. Dagli allevamenti solo il 5,2% di emissioni

La zootecnia è ancora sotto attacco. Nonostante sia un settore strategico per l’economia e sebbene abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità, arrivando a pesare il 5,2% sul totale delle emissioni di CO2 che si riversano sull’ambiente, deve ancora difendersi da visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati, che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori.

Gli allevatori, invece, sono pronti a cogliere la sfida del Green Deal europeo: chiedono solo strumenti e risorse adeguate per affrontare la transizione verde puntando su innovazione, ricerca e nuove tecnologie, con l’obiettivo di impattare sempre meno sul clima, ma tutelando al contempo competitività, reddito e qualità. Questo il messaggio chiave lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel corso del seminario online “Allevamenti bovini e transizione ecologica”.

“L’obiettivo è quello di continuare a migliorare la qualità e la sostenibilità degli allevamenti grazie alle nuove tecnologie, ma con una visione dell’agricoltura che tutela l’ambiente senza penalizzare la produzione”, afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna. Per Cia è necessario identificare gli strumenti finanziari adeguati per sostenere economicamente gli allevatori che avranno bisogno di nuovi investimenti, sia strutturali che tecnologici, ad esempio per una migliore gestione e valorizzazione dei reflui zootecnici, così come per la produzione di energie rinnovabili. Potrebbe risultare molto efficace, secondo Cia, l’adozione di incentivi e premialità agli allevatori per il sostegno agli investimenti nel settore, nell’ambito dei piani dello sviluppo rurale e della nuova Pac.

Dall’Annata Agraria 2020 di Cia Romagna emerge che la Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli dell’Emilia-Romagna, che è terza a livello nazionale, e si distingue in particolare per le galline ovaiole. L’avicoltura romagnola è tra le più avanzate a livello tecnologico con allevamenti sempre più all’avanguardia che utilizzano ad esempio centraline che governano temperatura, umidità e percentuale di ammoniaca all’interno delle strutture, per garantire che questi ed altri parametri siano sempre ottimali per l’animale, con un sempre minor utilizzo di risorse e una maggiore qualità del prodotto finale. Si ha una sostanziale stabilità del numero di allevamenti avicoli e bovini in Romagna. Nel corso degli anni nella nostra regione sono incrementate le imprese agricole biologiche dedite anche all’allevamento di almeno una specie animale con il metodo biologico (1 su 6). Attualmente l’allevamento biologico più importante è quello del bovino da carne, soprattutto nella provincia di Forlì-Cesena. I capi ovicaprini allevati sono molto diminuiti in tutte nelle tre province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini) rispetto al 2019 (-22,3%). Per quanto riguarda i suini si è registrato un aumento dei capi allevati nella provincia di Rimini.

Si tratta di un comparto fondamentale, che lavora da anni sulla riduzione del suo impatto ambientale. Dal 1970 a oggi la quantità di metano immessa nell’atmosfera e derivante dagli allevamenti è scesa del 40%. Tanti sono gli elementi che hanno concorso negli anni a rendere la zootecnia sempre più sostenibile: dalla gestione degli allevamenti basata sul benessere animale alla riduzione dell’uso di antibiotici; dai programmi di selezione genetica, con le nuove possibilità offerte dalla genomica, all’alimentazione su misura e “di precisione”. Sempre per limitare l’impatto ambientale, la zootecnia sta adottando il modello di economia circolare: dal campo al foraggio, dal foraggio all’alimentazione, dalle deiezioni animali ancora al campo, oppure alla produzione di energia tramite impianti di biogas.

I NUMERI DELLA ZOOTECNIA IN ITALIA

Le produzioni animali, con un fatturato di 40 miliardi di euro e 270 mila imprese coinvolte a livello nazionale tra produzione e trasformazione, rappresentano quasi la metà del valore dell’agroalimentare italiano.  Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro (10 miliardi alla produzione e 20 nell’industria di trasformazione), che arriva a 40 miliardi includendo latte e uova. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. Oggi ci sono circa 140 mila aziende italiane specializzate nell’allevamento bovino, che danno occupazione a più di 150 mila persone e presidiano il 40% del territorio rurale, contrastando lo spopolamento e il degrado delle aree interne e custodendo tradizioni culturali e gastronomiche conosciute in tutto il mondo.

Attualmente, secondo la FAO, il comparto zootecnico a livello mondiale pesa per circa il 14% sul totale delle emissioni di CO2 equivalenti. Dati che si abbassano ancora se si considera solo l’Europa, dove l’incidenza degli allevamenti sulle emissioni complessive si colloca tra il 7% e il 10%. Ancora meglio fa l’Italia, dove le emissioni di CO2 della zootecnia rappresentano il 5,2% del totale, di cui meno del 4% imputabile alle filiere delle carni.

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