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08/08/17 – AMBIENTE E AGRICOLTURA

Emissioni CO2 in agricoltura, l’Italia in forte miglioramento

Con le energie rinnovabili Italia sul podio tra i paesi europei per le minori emissioni di CO2 in agricoltura

La Fondazione Barilla rilegge l’indice di sostenibilità del cibo, indicando 5 stati virtuosi. Ecco che cosa è emerso dalla rilettura della classifica del Food Sustainability Index, l’indice di sostenibilità del cibo, realizzata dalla Fondazione Barilla Center for Food e Nutrition in collaborazione con The Economist Intelligence Unit. L’indice, presentato ufficialmente a Milano il 1 dicembre 2016 nel corso del settimo Forum internazionale su cibo e nutrizione, è stato realizzato valutando circa 58 parametri appartenenti a tre macrocategorie, ovvero l’agricoltura sostenibile, le sfide nutrizionali e lo spreco di cibo. I paesi analizzati sono stati 25, ovvero 20 paesi in rappresentanza dei due terzi della popolazione globale e dell’85% del pil mondiale, più cinque nazioni provenienti da regioni altrimenti non rappresentate come Nigeria, Etiopia, Colombia, Emirati Arabi Uniti e Israele.

Sono state ridotte del 34% Secondo l’analisi di Fondazione Barilla, che ha identificato 5 best practice virtuose, l’Italia svetta in Ue per le ridotte emissioni di CO2 in agricoltura: grazie all’ausilio di sistemi all’avanguardia e l’introduzione massiccia di energie rinnovabili ha tagliato del 34% le emissioni rispetto a quanto prodotto con i metodi tradizionali di coltivazione. Mentre invece Francia e Australia sono le nazioni che più di tutte hanno fatto passi in avanti nella lotta allo spreco alimentare. Infatti, in Francia solo il 2,31% del cibo prodotto si perde all’interno della filiera, grazie a una legge del 2016 che ha reso obbligatorio riutilizzare le derrate alimentari ancora commestibili ma rimaste invendute. Invece l’Australia che ha realizzato un sistema di gestione dei rifiuti efficiente ed economicamente responsabile che arriva a «sprecare» solo lo 0,66% di tutto il cibo prodotto.

Il Brasile risulta essere l’agricoltura più giovane a livello mondiale per manodopera: circa un agricoltore su tre ha meno di 24 anni. La Germania si distingue per la sua predominanza nel mercato del biologico: vanta il 6,27% del totale dei terreni adibito al bio e auspica di arrivare al 20% entro pochi anni.

(da Italia Oggi)

agricoltura, ambiente

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