COMUNICATI STAMPA REGGIO EMILIA

REGGIO EMILIA

“Emergenza Covid-19, campagne invase da pedoni e ciclisti”

Campi, frutteti e vitigni invasi da chi esce di nascosto da casa e non vuole incappare nei controlli ‘anti-coronavirus’: rischi per l’incolumità di cittadini e agricoltori”. A lanciare l’allarme è Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che ha raccolto le segnalazioni di tantissimi agricoltori preoccupati ed esasperati per il continuo viavai di pedoni e ciclisti.

“La situazione riguarda l’intero territorio reggiano – entra nel dettaglio -: dalla zona ceramiche alla Val d’Enza, dalla montagna alla Bassa ma anche e soprattutto nei territori limitrofi al centro abitato di Reggio. Sempre più persone insofferenti all’isolamento – e forse anche perché le istituzioni nazionali la scorsa settimana hanno fatto passare un messaggio sbagliato di ‘allentamento delle indicazioni anti-contagio’ -, hanno deciso di uscire di casa. Ma, visto che parchi e giardini pubblici reggiani sono ancora off limit, in tanti si sono riversati nei campi privati: terreni appena seminati, frutteti e vigneti dove però gli agricoltori in questo periodo sono al lavoro con i trattori e i prodotti per i trattamenti. I divieti e i cartelli vengono ignorati. Eppure i rischi per l’incolumità sono palesi ma, evidentemente, non per tutti…”.

Cervi sottolinea infatti che “non sempre è sufficiente far notare alle persone sorprese in giro che i campi sono proprietà privata, che è difficile vedere dai grossi mezzi le presenze tra i filari, che talvolta i trattamenti usati possono essere pericolosi nell’immediato se respirati. In alcuni casi si è arrivati a diverbi, fino alle minacce. La tensione generale è elevata e basta davvero poco per accendere le micce”.

“Se è vero che nelle vie della città e dei paesi ci sono troppe persone in giro – prosegue il presidente Cia Reggio -, posso tranquillamente affermare che la situazione è ancora peggiore nelle campagne: vengono considerate la miglior soluzione per uscire all’aria aperta e sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”.

Cervi rivela che “non ci sono solo quelli che va a passeggio o a fare jogging. Sono stati trovati ad esempio tanti ciclisti che hanno ‘scambiato’ le grandi e piccole carraie come piste da mountain bike. I campi arati o seminati vengono usati come perfetto allenamento per fare fitness. Non mancano neppure i centauri con le moto da cross. Addirittura, un nostro agricoltore ha sorpreso un giovane che tentava di usare un board elettrico. Siamo ormai alla follia e temiamo che in questo fine settimana pasquale la situazione peggiori ulteriormente”.

Il presidente Cia Reggio lancia dunque un appello a forze dell’ordine e sindaci: “Va benissimo controllare le vie della città e dei paesi, ma sono necessari analoghe verifiche anche nelle aree rurali per evitare incidenti, litigi e problemi vari. I campi sono le nostre aziende dove ogni giorno lavoriamo per garantire la produzione di cibo e assicurare la presenza di alimenti sani e freschi sugli scaffali: chiediamo comprensione e rispetto da parte di tutti”.

“APICOLTORI REGGIANI ASSEDIATI DAI LADRI DI ALVEARI”

I ripetuti furti di alveari: tanti apicoltori reggiani devono fare i conti con questo preoccupante fenomeno, come se non bastassero i nefasti effetti dei cambiamenti climatici e le terribili conseguenze dell’emergenza Covid-19. Dalla zona ceramiche alla Val d’Enza, dalla montagna alla Bassa passando per le frazioni rurali di Reggio, i colpi sono stati messi a segno in tutto il territorio. “La situazione è molto grave. Chiediamo più controlli delle forze dell’ordine e il supporto dei cittadini: segnalino movimenti sospetti”, l’appello di Anna Ganapini (imprenditrice Cia): “Nonostante l’epidemia, proseguiamo il nostro fondamentale lavoro spostandoci in singole unità e nella massima sicurezza. Ma la situazione complessiva è davvero molto dura: è un assedio”. Il danno è anche indiretto, ma pesantissimo, perché la presenza delle api garantisce un ecosistema in equilibrio e l’impollinazione di tante specie vegetali importanti.

“Sono stati numerosi i furti messi a segno nei primi mesi dell’anno – entra nel dettaglio – Tanti apicoltori sono in ginocchio. Il modus operandi dei ladri è sempre lo stesso: entrano in azione di notte – poiché gli alveari si spostano quando le api non volano -, normalmente in zone scarsamente abitate se non isolate da abitazioni o in aperta campagna. Sul posto non lasciano tracce”. Ganapini ricorda che in molti casi le arnie “sono riconoscibili perché marcate a fuoco con acronimo del proprietario e ogni postazione è registrata all’anagrafe apistica nazionale con relativo codice e numero di alveari presenti. Ma questo non scoraggia i malviventi”.

Entra nel dettaglio: “Per la specificità dell’oggetto dei furti (api vive) possiamo dare per assodato che i colpi siano messi a segno da apicoltori criminali: è impossibile che una persona non avvezza al mestiere possa gestire un’operazione simile”. La refurtiva arriva fino a 40 alveari a colpo, segno che i malviventi hanno mezzi adatti per spostare grandi quantità di materiale.

“Il danno per l’apicoltore derubato è ingente – prosegue Ganapini – poiché vengono sottratti i cosiddetti nuclei, sciami destinati alla vendita, e le famiglie destinate alla produzione di miele. Che si aggiungono al valore della produzione stessa che verrà a mancare”.

In conclusione, l’apicoltrice lancia un appello: “Chiediamo più controlli delle forze dell’ordine nelle zone rurali, da tempo assediate da malviventi che rubano di tutto. Ma chiedo anche a chi vive presso degli apiari e alle aziende agricole che ospitano gli alveari sul proprio terreno, di comunicare ai proprietari degli alveari eventuali movimenti sospetti. Sono segnalazioni preziose per cercare di stroncare un fenomeno che sta fortemente penalizzando le attività sul nostro territorio”.

“IL CORONAVIRUS METTE L’AGRICOLTURA REGGIANA IN GINOCCHIO: I CITTADINI COMPRINO SOLO LATTE E PRODOTTI LOCALI”

“L’emergenza Coronavirus inizia a causare pesanti problemi all’agricoltura reggiana, dal settore lattiero-caseario alle campagne dove gli imprenditori sono in prima linea per garantire la disponibilità sugli scaffali di alimenti freschi e di qualità. I reggiani ci diano una mano acquistando prodotti locali, dop e igp”. È l’appello di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che richiama l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini sulla difficile situazione che sta vivendo l’intero settore.

“I produttori di latte sono preoccupati per i conferimenti nei caseifici, che per rispettare giustamente le norme hanno rallentato le lavorazioni per il Parmigiano Reggiano ma non solo – entra nel dettaglio -. A causa della chiusura delle mense, dei bar e dei ristoranti, la richiesta di latte è in brusca frenata: la richiesta ai nostri allevatori è quella di produrre meno”. Ma è impossibile, specialmente in questa fase della stagione, con le condizioni climatiche favorevoli, quando si registra fisiologicamente il picco stagionale della produzione e delle consegne ed è impensabile ipotizzare un rallentamento, interrompendo la mungitura delle vacche proprio nel loro periodo di lattazione. “Il pericolo imminente – rimarca – è di arrivare a una forte riduzione dei prezzi, che a questo punto non arriverebbero neanche a coprire i costi di produzione”.

Cervi si rivolge direttamente ai cittadini: “Cercate di comprare solo latte locale”. E alle aziende: “Aiutate la nostra agricoltura disdicendo i contratti con l’estero e acquistando il latte dei nostri allevatori. C’è in gioco il futuro di un settore cruciale del Paese”. Cia denuncia poi con forza spregevoli tentativi di “speculazioni da parte di coloro che, in nome dell’emergenza, si rivolgono all’estero per l’acquisto di latte straniero, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli. E questo fenomeno sta pesantemente investendo anche il settore dei cereali. Vigileremo con la massima attenzione e denunceremo le situazioni opache”.

Cervi ricorda che, in questo momento così drammatico per il Paese, le aziende Cia e tutti i soci sono “in prima linea per consentire a tutti i cittadini di acquistare e consumare prodotti freschi e di qualità, lavorati nel pieno rispetto delle norme igieniche imposte dalle autorità. La chiusura dei mercatini sta mettendo in ginocchio i produttori reggiani di ortofrutta: tanta merce viene ormai distrutta”.

Ricorda che frutta, verdura, latte e carne “sono assolutamente garantiti dal lavoro e dai sacrifici dei nostri produttori e allevatori che stanno lavorando senza sosta per tutti i cittadini. E noi non li lasciamo soli, continuando ad assicurare loro i servizi essenziali. I reggiani possono darci il loro fondamentale aiuto comprando i nostri prodotti: solo così possiamo andare avanti, in questa emergenza totale che stiamo vivendo”.

Cia Reggio annuncia infine che “è finalmente stato dichiarato lo stato di calamità a seguito dell’infestazione di cimice asiatica che ha colpito duramente anche il nostro territorio. Una notizia positiva in una situazione terribile per tutta l’agricoltura reggiana. Aiuteremo tutti gli imprenditori che vorranno presentare la domanda per ottenere i risarcimenti”.

CORONAVIRUS, SOSPENDERE TASSE E RATE DEI MUTUI ANCHE SUL TERRITORIO REGGIANO. INCENTIVI PER MANGIARE CIBO ITALIANO”

“Si sospendano tasse e mutui anche sul territorio reggiano”. A chiederlo è Cia Reggio per far fronte alle crescenti difficoltà delle imprese e dei cittadini assediati dalle gravi conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus. E avanza anche una serie di proposte per incentivare gli acquisti, tra cui sgravi fiscali a chi compra cibo italiano.
“Le misure prese per le ‘zone rosse’ devono essere estese da subito anche alla ‘zona gialla’ dove ricade il nostro territorio – entra nel dettaglio l’associazione di Viale Trento e Trieste -. Per questo, in coordinamento con le altre Cia emiliano romagnole, chiediamo anche per Reggio misure emergenziali come la cassa integrazione in deroga, la sospensione dei mutui e dei versamenti contributivi. Solo così si può sperare di limitare i danni di una crisi economica che minaccia di falcidiare tantissime imprese agricole reggiane. Chiediamo misure concrete e immediate per fronteggiare il momento difficile. Ma al contempo servono anche impegni di prospettiva per tornare a crescere”.
Cia sollecita per le famiglie reggiane “la detrazione fiscale del 19% sulle spese per acquisto di prodotti agricoli e alimentari Dop e Igp e derivanti da agricoltura biologica”. Ritiene poi fondamentale un intervento di natura finanziaria che dia ossigeno alle aziende agricole per almeno 24 mesi, parallelamente a una semplificazione dell’accesso al credito grazie al fondo Ismea. “Auspichiamo anche interventi strutturali che fungano da volano per il comparto – rimarca l’associazione -, come il prolungamento del credito d’imposta e la stabilizzazione delle esenzioni fiscali per i primi insediamenti in agricoltura, a supporto dei giovani imprenditori”.
Tra le proposte, anche quella del ‘green ticket’ per le imprese, uno strumento “che semplifichi i rapporti di lavoro in agricoltura, introducendo una maggiore flessibilità”.
A soffrire pesantemente sono già anche gli agriturismi, un settore che sul nostro territorio stava vivendo un periodo molto positivo anche grazie all’arrivo della primavera e delle festività: “Le prenotazioni sono praticamente azzerate. Oltre alla sospensione di mutui e contributi, occorrono incentivi che rilancino il settore, con adozione di coupon a parziale rimborso spese, detrazioni fiscali e sospensione della tassa di soggiorno”.
A sostegno dell’export, Cia rilancia, infine, la necessità di una campagna promozionale all’estero che punti “sugli elementi di salubrità delle nostre eccellenze gastronomiche, tra cui spicca il nostro Parmigiano Reggiano”.

“Coronavirus, ecco i provvedimenti di Cia Reggio per tutelare la sicurezza dei lavoratori”

Lavoro da casa, stop a riunioni interne e incontri all’esterno, cancellati gli spostamenti tra le sedi, sospeso il ricevimento del pubblico se non su
appuntamento. Sono solo alcune delle misure – alcune delle quali già operative – che Cia Reggio Emilia ha deciso per tutelare gli oltre cinquanta dipendenti e gli
associati nell’emergenza Coronavirus.
“Subito dopo l’ordinanza della Regione, abbiamo studiato una serie di provvedimenti per offrire ai lavoratori le migliori condizioni possibili di sicurezza e
tutela – spiega la direttrice Annamaria Mora -. Alcuni provvedimenti sono stati messi in atto da lunedì mattina, altri sono subito attuabili in caso di necessità. Siamo pronti
a ogni evenienza”. Entrando nel dettaglio, già ora i dipendenti con pregressi problemi di salute “possono lavorare da casa. È a loro disposizione la tecnologia ad
hoc per svolgere tranquillamente le loro mansioni senza correre rischi di contagio. Lo smart working verrà esteso a tutti nel caso che l’emergenza virus si aggravi”. “Da
inizio settimana le riunioni tra gruppi consistenti di persone possono poi essere svolte attraverso videoconferenze”, aggiunge il presidente Antenore Cervi. Non solo:
sono sospesi (quando non strettamente necessari) i viaggi di lavoro “tra le sedi regionali e nazionali, e le riunioni interne ed esterne”.
È poi annullato il ricevimento ‘casuale’ del pubblico: “Si può accedere ai nostri uffici solo tramite appuntamento per evitare assembramenti nelle sale di attesa”,
sottolinea Cervi. È anche stato disposto “lo stop a tutte le riunioni tra i lavoratori Cia e gli associati fino a nuova comunicazione”, così come “la partecipazione a incontri
ed eventi sul territorio”. Nel caso la situazione peggiorasse, sono stati ipotizzati “due scenari di gravità che prevedono provvedimenti sempre più restrittivi. Fino alla
temporanea chiusura degli uffici”.
La situazione è delicata anche per gli associati. Il presidente di Cia Reggio rivela che “diversi agricoltori nelle scorse ore mi hanno telefonato per parlarmi di situazioni
che definiscono inquietanti. Sono fortemente preoccupati per il continuo andirivieni sul nostro territorio di mezzi e persone provenienti dalle zone a rischio di Lombardia
e Veneto. Sono collegamenti ‘naturali’ in tempi di normalità, che destano però notevole apprensione in questa situazione di epidemia. Il consiglio è sempre quello
di chiedere un parere alle autorità sanitarie”.
Cervi conclude con una riflessione sulla corsa alla spesa: “In diverse zone del territorio, sono segnalati vuoti gli scaffali del Parmigiano Reggiano. Dopo essere
stato portato due volte nello spazio, il ‘re dei formaggi’ viene considerato un ottimo prodotto anche in questa situazione di emergenza dove i cittadini cercano prodotti
sani, sicuri e con ottimi apporti energetici”.

“Caseifici assediati dai ladri, chiediamo più controlli delle forze dell’ordine”

“Caseifici sotto assedio, fermate la banda del Parmigiano Reggiano”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che interviene con forza dopo
l’ennesimo colpo da migliaia di euro e chiede più controlli notturni delle forze dell’ordine nelle aree a rischio.
“Il furto messo a segno nel magazzino di Canali è solo l’ultimo di una lunga serie che va avanti da anni non solo sul territorio reggiano ma in tutto il
comprensorio del Re dei Formaggi – sottolinea Cervi -. Nel mirino vi sono piccoli e grandi caseifici, magazzini, distributori e supermercati. Non stiamo
parlando dei singoli furti da poche centinaia di euro, ma di una ampia rete di razzie che potrebbe avere una regia, un preciso mercato nero di riferimento e
bottini complessivamente milionari”.
Il presidente Cia Reggio ricorda che “le approfondite indagini e i numerosi arresti messi a segno negli ultimi mesi dalle forze dell’ordine hanno permesso
di far emergere inquietanti legami tra la malavita del Sud Italia e l’Est Europa. Ed è proprio in queste aree che verrebbe poi venduto il formaggio”. Una cosa
è certa: il modus operandi di queste bande è sempre molto simile: “Dopo un attento monitoraggio del luogo, della struttura e delle vie d’accesso, a entrare
in azione sono banditi molto forzuti che in pochi minuti caricano su furgoni rubati quante più forme possono. E poi fuggono, facendo perdere le loro
tracce. Il bottino viene successivamente caricato su mezzi ‘non ricercati’ e poi portato direttamente ai luoghi dove viene smerciato”.
I danni per i gli imprenditori sono molteplici. “Si va da quelli diretti per il furto di un prodotto di grande valore – spiega Cervi – a quelli causati alle strutture
(porte, inferriate, finestre e muri), per non parlare poi di quelli indiretti causati dal formaggio immesso sul mercato”.
Cia Reggio denuncia poi la difficile situazione che vivono gli imprenditori agricoli “nelle aree rurali, sempre più bersagliate dai ladri perché le aziende
sono più accessibili e meno ‘rischiose’ per i malviventi: i colpi vanno dai costosi mezzi agricoli al prosciugamento delle cisterne di gasolio, fino alla
razzia di fitofarmaci dal valore di migliaia di euro, ma riguardano anche frutta e ortaggi prelevati direttamente in campagna. Oltre al danno economico, i
nostri associati ci segnalano di vivere sempre con il timore di essere nel mirino. Sollecitiamo di denunciare sempre i furti per far emergere il
preoccupante fenomeno presente sull’intero territorio”.

“Agricoltura reggiana, un 2019 di luci e ombre. Bene il Parmigiano Reggiano, boom del bio. Suini sulle montagne russe”

“L’annata agricola 2019 è stata fortemente condizionata dai cambiamenti climatici i cui effetti negativi si sono sentiti in diversi comparti che hanno manifestato rallentamenti e
difficoltà. Bene la viticoltura, il Parmigiano Reggiano e le produzioni biologiche. Il bilancio finale è discreto ma rimango aperti molti interrogativi sul futuro”. Parole di Antenore Cervi,
presidente Cia Reggio, che analizza l’andamento degli ultimi dodici mesi partendo da una premessa fondamentale: “Il settore agricolo è quello che più di tutti subisce gli effetti dei
cambiamenti climatici che causano fenomeni meteorologici estremi, dissesto idrogeologico, siccità e alluvioni, variazioni degli agro-ecosistemi, diffusione di nuovi insetti
dannosi, perdita di sostanza organica del suolo. Ma l’agricoltura è anche il settore più impegnato nel contrastarli: occorre sostenerlo per aiutarlo a sopravvivere e a investire
nelle innovazioni. I nostri principi sono contenuti nel programma ‘Il Paese che vogliamo’ che svaria dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture alle politiche di governo del
territorio, dallo sviluppo di filiere a vocazione territoriale a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e alla coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne”.

Cervi inizia la sua analisi del 2019 dal Parmigiano Reggiano: “È l’emblema a livello nazionale degli ottimi risultati che si possono raggiungere quando valorizzazione e qualità
vanno di pari passo. Se la filiera funziona, il prodotto ne guadagna. E con esso anche gli imprenditori agricoli. Grazie a buoni accordi internazionali, anche l’export va forte. I dazi
americani? Un problema che deve essere risolto”. Il presidente Cia Reggio invita però a “non sottovalutare il calo delle quotazioni avvenuto nelle ultime settimane. Vanno ricercate
le esatte cause – speculazioni o difficoltà strutturali – e devono essere affrontate per evitare che diventino un problema serio nel 2020”.

Capitolo viticoltura. Il lambrusco, spiega il presidente, “ha raggiunto quotazioni discrete anche grazie al calo di produzione avvenuto sul territorio reggiano (-6%) ma soprattutto in
quello modenese (-20%). Ciò che ha dato grandi soddisfazioni è l’Ancellotta che, non dimentichiamolo, rappresenta il 50% del settore. È un prodotto con un ampio mercato ed
enormi potenzialità ancora inespresse”.

La suinicoltura ha invece vissuto un anno di “montagne russe, passando dalle quotazioni bassissime d’inizio anno alla netta ripresa attuale. Il miglioramento non è però stato
ottenuto grazie a un programma di valorizzazione ma alla drammatica crisi sanitaria cinese – la peggior epidemia di peste animale mai scoppiata, secondo l’Oms – che sta
sconvolgendo il mercato. Dobbiamo sfruttare questo momento per far conoscere a livello non solo italiano ma anche europeo la qualità delle nostre carni. Una sfida da vincere per
garantire il futuro”.

Note positive arrivano dall’Anguria Igp: “Ha raggiunto quotazioni che hanno sfiorato il prezzo della carne del suino – sottolinea Cervi -. Non sono però mancate pesanti
problematiche fitosanitarie causate dai cambiamenti climatici”. E così è stato anche “nel settore dei cereali e per quello della frutta. I nostri agricoltori aspettano risposte concrete e
non più rinviabili, a partire dalla questione della cimice asiatica”.

Nel 2019 si sono registrate rilevanti ripercussioni anche per le api: l’aumento delle temperature e la contestuale diffusione di nuovi parassiti stanno “mettendo a rischio salute
e sopravvivenza delle api, con effetti drammatici sulla sicurezza alimentare globale. Perché dal loro ruolo essenziale di insetti impollinatori dipende il 70% della produzione
agricola mondiale, e ovviamente anche locale, quindi del cibo che portiamo a tavola”.

Il presidente Cia Reggio conclude con un dato molto positivo che arriva dalle coltivazioni biologiche che rappresentano ormai una fetta importante del comparto dell’agroalimentare reggiano: “L’annata ha fatto segnare un boom di nuove aziende e nuove superfici coltivate: non siamo dinnanzi a una moda passeggera, è ormai una realtà consolidata che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa espansione anche negli anni a venire”.

Cereali: Agia-Cia, innovazioni mirate antidoto contro crisi settore

Per affrontare la crisi che sta investendo il settore cerealicolo italiano, occorre puntare su smart farming e nuovi modelli relazionali, perché portare innovazione nel comparto può contribuire a scardinare rigidità radicate lungo tutta la filiera, dal rapporto con i fornitori al contatto con il consumatore finale. Prima, serve, però, appropriarsi di una vera mappatura delle tecnologie in match più consapevole, con le esigenze di grandi e piccole aziende. A sostenerlo, è Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli di Cia, a quasi un anno di ricerca e analisi sul tema insieme con il Politecnico di Milano e oggi riunita all’Istituto Alcide Cervi di Gattatico – nell’Emilia Romagna seconda regione d’Italia per produzione di cereali (circa 260mila ettari coltivati) – per fare il punto con il convegno “Innovare la cerealicoltura italiana. Lo smart farming dei giovani imprenditori agricoli”.

Preoccupano, infatti, le condizioni in cui versa il comparto, segnato dai cambiamenti climatici e stretto tra rese basse e prezzi in calo. Ad essere minata è l’Italia leader nelle produzioni specializzate, prima tra tutte quella di grano duro che nel 2019 viaggia su poco più di 4 milioni di tonnellate (-2,3% sul 2018) con un calo di superfici del 6,5% per 1,2 milioni di ettari impiegati. Crescono del 9% i volumi del grano tenero ma, non risparmiato dal clima anomalo, ha perso qualità. In positivo la produzione del mais, si stima per il 2019 un +2,9% se confermati i circa 6,4 milioni di tonnellate, ma sono diminuite le superfici e i prezzi, sono più bassi del 2,4% rispetto al 2018.

Il climate change, i cui effetti sono evidenti sul prodotto finale, poco c’entra, però, con le difficoltà a evolvere proprie del sistema che governa il settore cerealicolo italiano. Di fatto, l’offerta è frammentata, così come la coesione tra produttori che perdono potere contrattuale.

Di qui in avanti, secondo il gruppo di lavoro promosso da Agia-Cia, a fare la differenza non sarà, infatti, la dimensione aziendale, ma la capacità nell’individuare le scelte di innovazione più adeguate alle fasi del processo, strategiche e funzionali ai volumi dell’impresa. Più smart farming, alleanze con terzisti o stoccatori e sviluppo di protocolli per le grandi imprese. E, quindi, focus su decision support system (DSS), agricoltura di precisione e food integrity tracking. Tipicità, integrazione tra trasformazione e distribuzione, rapporto più diretto con il consumatore al centro, invece, del business di imprese più piccole. Dovranno confrontarsi con tracciatura e valorizzazione di partnership che riconoscano ruolo chiave a territorialità e salubrità, puntando su sostenibilità e narrazione del prodotto.

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, ha aperto il convegno facendo il punto della situazione del settore, “tra climate change, sostenibilità ambientale, ricerca e innovazione. Gli agricoltori devono essere i protagonisti del sistema e dei cambiamenti: sono certo che i giovani hanno i mezzi e le conoscenze per vincere questa cruciale sfida”.

Valeria Villani, presidente Agia-Cia Emilia-Romagna, ha iniziato i suoi interventi dai numeri dell’Osservatorio Smart AgriFood, realizzato congiuntamente da Politecnico di Milano e Università di Brescia. “Il valore globale dell’agricoltura 4.0 nel 2018 ha raggiunto 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto all’anno precedente), di cui il 30% generato in Europa – ha sottolineato -. Da notare che la crescita è ancora più rapida in Italia, dove il mercato ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), pari a circa il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo”. L’Italia è poi “il primo Paese in Europa per numero di giovani in agricoltura, con 57.621 imprese nel 2018 guidate da under 35, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente”. Villani ha quindi approfondito il tema delle “innovazioni tecnologiche e del digitale nella intera filiera: hanno innescato forti cambiamenti. Tutto il settore è coinvolto”. Ha poi illustrato alla folta platea la propria esperienza di imprenditrice che ha deciso di investire per l’azienda “nei sistemi satellitari: i risultati sono stati molto soddisfacenti. Abbiamo raggiunto l’ottimizzazione dello sfruttamento dei mezzi tecnici, la diminuzione dei costi, l’aumento di produttività e un minore impatto ambientale”. Ha concluso: “Il segreto è proseguire con gli investimenti per migliorare efficienza ed efficacia delle produzioni. E così faremo anche nella mia azienda. Perché siamo consapevoli che non ci si può fermare. L’evoluzione digitale nel nostro settore è un processo complesso – tanti sono ancora i punti deboli e dunque migliorabili – ma assolutamente indispensabile e inarrestabile. Un processo che garantirà benefici ai quali nessun imprenditore potrà rinunciare, pena l’uscita dal mercato”.

“Per la cerealicoltura italiana è tempo di cambiare passo e innovare nei processi come nelle strategie. Ha detto Stefano Francia, presidente nazionale di Agia-Cia, precisando come la volontà di un evento nella Casa dei Fratelli Cervi voglia ricordarne proprio la grande modernità in campo agricolo. “Il digitale, -ha poi precisato- ha, in tal senso, innescato forti cambiamenti nelle aziende. Serve per questo, una maggiore sinergia tra imprenditori, istituzioni e consumatori, alleanze di sistema sostenute da piani di sviluppo del settore più coraggiosi. Per questo -ha concluso Francia- è opportuno che si investa in conoscenza delle tecnologie, in ricerca e sperimentazione. Che si aiutino le imprese nell’integrazione di nuove forme contrattuali e innovazioni di processo, sostenute da adeguati strumenti di credito per il rischio d’impresa”.

La parlamentare Antonella Incerti – XIII Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati – che è intervenuta sottolineando prospettive e problematiche del settore alla luce delle irrinunciabili innovazioni che proiettano l’agricoltura verso il futuro.

Antenore Cervi, presidente Cia Reggio Emilia, ha concluso il convegno analizzando la situazione attuale e rimarcando “la grande capacità innovativa dei giovani, attuatori di una vera e propria rivoluzione tecnologica, oltre che di processo e di servizio, dell’agricoltura. Questa è linfa vitale per il futuro dell’intero settore”.

Tra gli intervenuti al convegno: Aproniano Tassinari, presidente nazionale UNCAI; Alessandro Squeri, presidente Giovani Federalimentare; Marco Pirani, presidente PROGEO; Simone Agostinelli, Sustainable Farming Professional Barilla Spa; Marco Bergami, membro comitato prezzi Borsa merci di Bologna; Marco Bettiol, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Università di Padova; Pietro Torresan, docente a contratto al Politecnico Milano; Luca Trivellato, vicepresidente nazionale Agia-Cia; Carmelo Allegra, presidente Agia-Cia Sicilia e Giuseppe Mecca, presidente Agia-Cia Basilicata.

“Realizzare la diga di Vetto e riaprire i punti nascita dell’Appennino”

Diga di Vetto e messa in sicurezza idrogeologica del territorio, fiscalità meno penalizzante, sviluppo delle infrastrutture fisiche e telematiche, miglioramento dell’accesso dei servizi
socio-sanitari e riapertura dei Punti nascita per evitare lo spopolamento delle aree montane, incentivi al turismo legato alle specificità eno-gastronomiche. Sono solo alcuni
dei temi trattati dalla reggiana Valeria Villani, presidente regionale dei giovani agricoltori Agia-Cia, che ha aperto alla Cantina di Albinea-Canali il convegno “Aree rurali: agricoltura,
servizi e ambiente” al quale hanno partecipato oltre 150 persone. Sono intervenuti anche Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna; Stefano
Bonaccini (presidente Regione Emilia Romagna); l’onorevole Antonella Incerti (capogruppo Pd Commissione Agricoltura Camera), l’assessore regionale all’Agricoltura
Simona Caselli, e i presidenti delle due associazioni che insieme ad Agia hanno promosso l’iniziativa: Pierino Liverani (Associazione pensionati Anp) e Luana Tampieri (Donne in Campo).

“Fuori dai centri urbani diminuiscono i diritti e aumentano i doveri – ha sottolineato Villani – Bisogna mettere in campo subito tutte le azioni necessarie per riequilibrare la bilancia, pena il decadimento dei nostri territori e dell’intero Paese. La Politica deve riconoscere la centralità economica del Settore Primario e delle sue funzioni sociali, ambientali ed
etiche”. Ha poi insistito sulla necessità di contrastare il consumo di suolo, per poi chiedere quale opera si intenda realizzare sull’Enza e con che tempistica: “L’invaso
sull’Enza è lo strumento principale per cercare di contrastare gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova il territorio e l’agricoltura, quando
invece è la buona agricoltura che mitiga l’effetto serra e produce energie rinnovabili”. Ha poi segnalato le numerose rimostranze dei soci Cia per la viabilità montana difficoltosa a causa di smottamenti, e per i danni provocati dagli allagamenti sempre più frequenti in pianura. “Servono migliori infrastrutture ma anche risarcimenti rapidi”, e ha rivelato l’ipotesi
alla quale gli enti locali stanno lavorando: “La richiesta dello stato di calamità per i recenti disastri” legati alla piena del fiume Po. Ha quindi sollecitato interventi anche per
arginare i danni provocati dalla fauna selvatica, dalle nutrie ai cinghiali: “Cia chiede una riforma radicale della legge 157/92 per affrontare un problema fuori controllo tra danni
milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali e minacce alla sicurezza dei cittadini”. Agli agricoltori, “i primi a tutelare l’ambiente e a presidiare il
territorio, vanno assicurate congrue agevolazioni – ha proseguito la presidente regionale Agia-Cia – E le aree rurali devono poter godere di una fiscalità adeguata che possa i
ricompensare i cittadini per le difficoltà crescenti e le croniche carenze di servizi. Bisogna tornare a investire sulla sanità e sulla protezione sociale delle fasce più deboli… Così
come deve essere garantito un tempestivo primo soccorso anche nelle zone più isolate”. E, a proposito di servizi, i giovani della Cia chiedono con forza la riapertura dei Punti-
nascita montani”: “Li riteniamo fondamentali per far vivere il territorio”. E’ stato giudicato molto positivamente lo stanziamento – fra fondi regionali, nazionali ed europei – di oltre 950 milioni destinati ai territori appenninici attraverso il Piano Regionale per la Montagna: “E’ esattamente ciò che serve”. Un plauso è andato alla Regione anche per misure come il taglio dell’Irap, i 10 milioni di incentivi sulla casa alle giovani coppie e per gli oltre 241 milioni di euro a beneficio di oltre 41mila aziende agricole da Piacenza a
Rimini, versato da Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, come ‘anticipi’ previsti dalla Politica agricola comune europea (Pac).

Il presidente regionale Cia, Cristiano Fini ha iniziato il suo intervento parlando di cambiamenti climatici: “L’agricoltura subisce più di tutti gli effetti nefasti. Basti pensare a quello che è successo sul territorio regionale negli ultimi anni. Purtroppo sul nostro settore sono però scaricate colpe ingiustificate. E mi riferisco alla pubblicità ‘del carrello’ della Coop e a certe trasmissioni televisive: pochi casi negativi vengono presentati come la situazione generale. Siamo stanchi di queste balle colossali, dannose e pericolose. Occorre rilanciare la discussione e mettere ben in chiaro come stanno invece le cose”. A tal proposito, ha annunciato che Cia ha commissionato “uno studio sull’evoluzione della sostenibilità ambientale e sul benessere animale. Il nostro settore ha fatto passi da gigante e i dati lo dimostreranno”. “Conoscenza, ricerca e innovazione sono le parole chiave per il futuro del settore e dell’intero Paese: noi siamo pronti a vincere questa sfida”, la conclusione.

Luana Tampieri, presidente di “Donne in Campo” Emilia-Romagna: ha denunciato come al settore agricolo non venga dato il giusto riconoscimento monetario su ciò che produce e
sulla sua importante funzione ambientale. Lo sviluppo sostenibile “passa dall’Inclusione sociale: occorre garantire servizi di qualità per tutti, livelli essenziali ed uniformi di prestazioni socio-sanitarie ai residenti nelle aree più disagiate con specifico riguardo agli standard di sicurezza e funzionalità e alla adeguata presenza sul territorio di servizi di pronto soccorso, diagnostica e branche specialistiche, nonché ridurre l’indice di mobilità passiva e quello di ricorso alla ospedalizzazione”. La questione “va risolta in tempi rapidi, prima che l’abbandono desertifichi ampie zone del nostro Paese con danni irreversibili per tutta la comunità nazionale”. I diritti costituzionali “devono essere garantiti per tutti: la scuola dell’obbligo, i presidi ospedalieri, la banda larga e l’accesso al mondo digitale, i servizi postali, la telefonia mobile e fissa, i segnali TV, vanno garantiti su tutto il territorio per dare pari opportunità ai cittadini. Le donne che vivono e lavorano nelle zone rurali “sono un presidio, creano comunità affrontando con coraggio i problemi. Le gravi difficoltà nel far conciliare la vita lavorativa e vita familiare in mancanza di servizi, ci spingono a chiedere una maggior tutela verso le imprenditrici agricole sia sotto il profilo Assistenziale che Previdenziale. Non solo: su maternità e malattia le donne in agricoltura sono ancora fortemente penalizzate. Abbiamo già sollecitato la Regione a garantire i servizi di primo soccorso e attenzione sulla chiusura dei Punti nascita nelle aree rurali, l’incremento dei medici di base e maggiori investimenti in asili e scuole primarie. Come DIC, saremo attente e monitoreremo il lavoro del prossimo Consiglio Regionale su queste tematiche. Un Paese che non investe sull’Ambiente, sulla Salute e sul Benessere dei suoi cittadini, è un Paese il cui sviluppo è solo illusorio e di facciata”.

Pierino Liverani ha poi incentrato il suo discorso sulla importanza di politiche sociali e sanitarie che contrastino lo spopolamento delle aree rurali, aiutando gli anziani nella vita quotidiana e incentivando la permanenza e il ritorno dei giovani sul territorio.

Il governatore Stefano Bonaccini ha iniziato il suo intervento denunciando come “Il Parmigiano Reggiano è sotto attacco dei dazi di Trump, dazi insensati e dannosi messi in atto da chi ci invidia la nostra eccellenza e vuole colpirla duramente”. E, a proposito di eccellenze, ha rimarcato come la Lonely Planet abbia dedicato una edizione all’Emilia Romagna “perché qui ci sono eccellenze, come in nessuna altra parte del mondo. Eccellenze enogastronomiche, culturali, motoristiche, paesaggistiche”. Parlando di turismo, ha rivelato come il percorso di valorizzazione sul territorio regionale sia a un ottimo punto “ma ci sono ancora gli spazi per crescere. Penso ad esempio al turismo enogastronomico ma anche a quello culturale e religioso che si snoda anche lungo i diversi cammini (ad esempio quelli matildici) presenti lungo la nostra regione”. Sul tema dei punti nascita, ha rimarcato la ferma volontà di voler ridiscutere i parametri “che hanno costretto alla chiusura. Ho chiesto di essere ascoltato dal precedente Governo ma non ho avuto risposte. Ho rinnovato la richiesta a questo e spero abbia un esito positivo. Io sono pronto a riaprirli”. Dopo aver ricordato gli stanziamenti per l’agricoltura e la manutenzione idrogeologica del territorio, ha presentato una proposta per intervenire con decisione sulla strade: “Occorre una società tra Regione e Provincia per gestire le azioni e le spese”.

L’onorevole Antonella Incerti ha poi rimarcato l’importanza delle aree rurali “per la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese. E finalmente l’agricoltura è tornata a essere al centro del dibattito e degli interventi”. “I cambiamenti climatici – ha proseguito – sono una minaccia da affrontare con urgenza e determinazione: come? Cambiando il modo di fare agricoltura, modificando tecniche e mentalità”. E sulla zone rurali, ha sollecitato la necessità di un piano nazionale per combattere il dissesto idrogeologico, della tutela ambientale e della realizzazione di infrastrutture e servizi sociali e sanitari, fondamentali per i cittadini. Infine, ha sollecitato però anche a “cambiare lo sguardo sulle aree rurali: sono zone che regalano molteplici opportunità, occorre iniziare a pensare a sfruttare tutte le occasioni e a valorizzarle come meritano”.

Ha infine preso la parola l’assessore regionale Simona Caselli che ha ricordato i sostegni economici che la Regione ha messo a disposizione in questi anni per le zone rurali e l’agricoltura: “è stato un settore cruciale per salvare gli italiani dalla fame dopo la seconda guerra mondiale. E lo è ora per la crescita del Paese”. E sulla proliferazione incontrollata della fauna selvatica: “Occorre modificare la legge nazionale, il problema è fuori controllo: i danni sono ingenti per gli agricoltori e aumentano i rischi per tutti i cittadini”. Infine, un passaggio sui cambiamenti climatici che sono diventati “una minaccia globale che deve essere affrontata con urgenza e determinazione. I disastri sono già davanti agli occhi di tutti”.

“La Regione conceda deroghe al divieto di concimazione”

“Serve un provvedimento urgente di deroga al divieto di concimazione nel periodo invernale tramite spandimento degli effluenti zootecnici”. Lo ha chiesto ufficialmente Cia nelle scorse ore nel corso della Consulta agricola regionale.
Il maltempo che ha infuriato in queste settimane – spiega Cia – non ha permesso le normali lavorazioni di stagione, tra le quali la concimazione di fondo propedeutica alle semine, necessarie a contenere il dilavamento del suolo. Inoltre, la capacità di stoccaggio aziendale si va assottigliando. E tutto questo coincide con il periodo di divieto continuativo degli spandimenti che, a norma di legge, decorre dal 1° dicembre al 31 gennaio.
Per questa ragione Cia chiede “un provvedimento urgente che consenta di aprire finestre temporali – comprese da qui al 31 gennaio – di spandimento sull’intero territorio provinciale”.
In tal senso, sono attesi provvedimenti anche dal Ministro dell’ambiente e del territorio e della tutela del mare Sergio Costa.

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