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Esonda il fiume Panaro, case e terreni sono andati sott’acqua

Ancora grandi criticità nel bacino idraulico modenese a causa delle piogge torrenziali e dallo scioglimento della neve in Appennino: una falla sull’argine in località Gaggio di Castelfranco Emilia ha provocato l’allagamento di coltivazioni e centri abitati

MODENA – Il giorno successivo in cui è stata celebrata la Giornata mondiale del suolo, ironia della sorte il fiume Panaro alle 7 del mattino ha esondato
a monte dell’abitato di Nonantola, nel modenese, travolgendo l’argine e creando una falla di circa 70 metri.
Un evento dovuto a una situazione meteo definita dai tecnici più che eccezionale, che ha sommato lo scioglimento della neve in quota, 40 centimetri di manto nevoso diventato acqua in pochissime ore, a piogge a carattere torrentizio. Si pensa anche ad una sponda ‘indebolita’ da tane di animali fossori, ma su sulle cause dovrebbe essere fatta chiarezza da una apposita commissione.

Alberto Notari

La falla sull’argine del fiume creatasi domenica 6 dicembre (in territorio di Castelfranco Emilia) ha inondato campagne e centri abitati, tra cui Nonantola, in linea d’aria abbastanza distante dalla voragine.
Una piena eccezionale a conclusione di una annata nefasta sotto tutti i profili, compreso quello che riguarda l’annata agraria – sottolinea Alberto Notari, vice presidente di Cia Emilia Centro – che ha manifestato la sua preoccupazione per i danni a cose e persone. Oltre ai danni ed ai disagi provocati alle famiglie che sono andate sott’acqua – dice Notari -, come sempre anche l’agricoltura deve fare i conti la devastazione di terre coltivate a causa della tracimazione del fiume in piena. Un evento sicuramente eccezionale, ma è lecito pensare che il cedimento dell’argine possa essere stato ‘facilitato’ da fori scavati da animali fossori. “Non sarebbe la prima volta – dice Notari – anche se i controlli vengono fatti periodicamente”.

Il presidente di Cia Emilia Romagna sottolinea che occorre insistere con la prevenzione. “Abbiamo l’obbligo di continuare su questa strada per evitare che succedano disastri come la rottura dell’argine del fiume Panaro – osserva -. E prevenire significa consentire all’acqua un deflusso regolare durante le piene, senza ostacoli e, soprattutto, evitando con ogni mezzo i rischi di rotture degli argini.
Ora è troppo presto per stabilire la causa, ma vanno eliminati i pericoli legati alle tane di animali come volpi, istrici e soprattutto nutrie”.

Nel sottolineare l’eccezionalità dell’evento determinato da piogge copiose, Fini rimarca due concetti: “Il primo riguarda l’importanza delle campagne e delle aziende agricole, duramente colpite dall’inondazione, bistrattate dai cambiamenti climatici, da prezzi scandalosamente bassi e da posizioni oltranziste da parte di sedicenti ambientalisti/animalisti che gradirebbero giardini economicamente insostenibili al posto di imprese agricole che presidiano e tutelano il territorio.
Nel dramma dell’evento alluvionale modenese, poi – sottolinea Fini -, le campagne hanno consentito lo smaltimento delle acque con l’obiettivo di arrecare minori danni ai centri abitati”.

Notari e Fini rimarcano, infine l’importanza e l’impegno dei consorzi di bonifica “che unitamente ad altri enti hanno effettuato manovre idrauliche fondamentali per evitare disastri ben maggiori alle popolazioni colpite dalla tremenda calamità – concludono – e, soprattutto, hanno evitato inondazioni in altri comuni adiacenti”.

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