Superbonus 110%: anche il soggetto IAP o CD può usufruirne

Il contribuente che non dichiara un reddito imponibile ha comunque diritto alla detrazione del 110% sugli interventi per il risparmio energetico ed antisismici, potendo tranquillamente recuperarla mediante lo sconto fattura o la cessione de credito.

La precisazione è contenuta in una risposta fornita il 27 ottobre dalla Agenzia delle Entrate in occasione della manifestazione “Telefisco 110%”.

Il caso prospettato, riguarda un contribuente che dispone solo di un reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale che usufruisce di una deduzione pari alla rendita catastale che azzera il reddito.

L’Agenzia afferma che il contribuente proprietario della prima casa è un soggetto che astrattamente può essere titolare della detrazione e di conseguenza se privo di una imposta lorda può esercitare l’opzione per lo sconto fattura e per la cessione del credito, in quanto possiede redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo, ancorché non siano soggetti ad imposta.

Tale apertura dell’Agenzia permette di estendere l’applicazione della disposizione agevolativa ai titolari di redditi di terreni con la qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP) o coltivatore diretto (CD), i quali, fino al periodo d’imposta 2020, pur dichiarando i redditi dei terreni, non versano alcuna imposta.

Allo stesso modo potranno godere dell’agevolazione i proprietari di abitazioni a disposizione che non concorrono a formare il reddito Irpef essendo soggette a Imu.

Tuttavia la risposta della Agenzia contiene l’affermazione che il contribuente il cui unico reddito sarebbe stato quello dell’abitazione principale, ha diritto alla detrazione del 110% perché possiede redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo, anche se non soggetti ad imposta.

Tale affermazione sembra rafforzare un principio espresso anche nella circolare n. 24 del 8 agosto 2020 che escluderebbe dalla fruizione del superbonus il contribuente totalmente sprovvisto di reddito che quindi sarebbe escluso dal diritto alla detrazione.

Con rifeirimento al mondo agricolo questo potrebbe essere il caso del collaboratore coadiuvante il quale, come noto, se non in possesso di altri redditi non sarebbe titolare di nessun reddito che concorre alla formazione del reddito complessivo.

Tuttavia si evidenzia che nell’articolo 119 del Dl n. 34/2020 non si ravvisano fattispecie escluse di questo tenore.

Tuttavia la stessa Agenzia nella medesima circolare ammette la fruibilità del Superbonus e la possibilità di cedere lo stesso per un contribuente che possiede redditi da tassare a tassazione separata oppure per soggetti che fruiscono del regime forfettario tassato a tassazione sostitutiva si potrebbe sostenere, in questi casi, che basta detenere qualche soldo in banca, ottenere degli interessi attivi subendo la ritenuta sugli stessi e quindi rientrare nel novero dei soggetti che possiedono un reddito che permette quindi l’accesso al bonus.

Sul punto sarebbe auspicabile un chiarimento.

Contributo a fondo perduto erogato dal fondo ristorazione

Come si è avuto modo di informare in precedenti informative il (c.d. “Decreto Agosto”) convertito con Legge n  126 del 13 ottobre 2020, stanzia 600 milioni di euro per l’anno 2020 per sostenere le attività di ristorazione attraverso l’istituzione di un Fondo finalizzato all’erogazione di un contributo a fondo  perduto  per:  ristoranti, agriturismi, mense  e  catering  per  acquisto  prodotti  vitivinicoli,  di  filiere agricole e alimentari, anche D.O.P. e I.G.P.

Il Fondo consente di richiedere contributi a fondo perduto da un minimo di mille fino a un massimo di diecimila euro per l’acquisto di prodotti 100% Made in Italy. La misura si rivolge a ristoranti, mense, servizi di catering, agriturismi con ristorazione e alberghi con somministrazione di cibo.

Per effettuare le domande ci si dovrà collegare al sito www.portaleristorazione.it utilizzando il proprio accesso SPID oppure attraverso presentazione della domanda e dei suoi allegato di persona presso gli Uffici postali a partire dal 16 novembre.

Possono beneficiare della misura le imprese che hanno i seguenti codici ATECO:

  • 10.11- Ristorazione con somministrazione,
  • 56-10-12 – Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole,
  • 21.00 – Fornitura di pasti preparati,
  • 29.10 – Mense,
  • 29.20 – Catering continuativo su base contrattuale;
  • 10.00 –  Alberghi  limitatamente  alle  attività  autorizzate  alla  somministrazione  di cibo,

per l’acquisto effettuato dopo il 14 agosto 2020 (e comprovato da idonea documentazione fiscale), di prodotti di filiere agricole alimentari, inclusi quelli vitivinicoli, anche DOP e IGP che valorizzano la materia prima del territorio.

Per valorizzazione della materia prima di territorio si intende l’acquisto, oltre che di prodotti DOP e IGP, di prodotti acquistati da vendita diretta ai sensi dell’art. 4 del Dlgs 228/2001 (vendita diretta imprese agricole) oppure ottenuti da filiera nazionale integrale della materia prima al prodotto finito.

Deve trattarsi di almeno tre prodotti differenti (tre tipologie merceologiche differenti es. vino, frutta, carne ecc.) di cui il prodotto principale non può superare il 50% della spesa totale.

Condizione necessaria  è  che  le  imprese  abbiano  avuto  un  calo  di  fatturato  medio dei  mesi  da marzo a giugno 2020 rispetto allo stesso periodo 2019 inferiore almeno del 25%, il testo della  norma  dice:  “inferiore  ai  tre  quarti  dell’ammontare  del  fatturato  medio  dei  mesi  da marzo a giugno 2019”.

Non è richiesto nessun requisito per chi ha iniziato l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019.

I soggetti interessati devono presentare un’istanza secondo le modalità che sono state fissate con il  Decreto  27  ottobre  2020,  pubblicato  in  Gazzetta  Ufficiale  il  06/11/2020.  Il  D.M.  stabilisce criteri, requisiti e modalità di erogazione del contributo a fondo perduto destinato alle imprese del settore ristorazione  per l’acquisto di prodotti,  inclusi  quelli vitivinicoli, di filiere agricole e alimentari, anche DOP e IGP, valorizzando la materia prima del territorio.

E’ già disponibile al link https://www.portaleristorazione.it/ la piattaforma denominata “piattaforma della ristorazione” dove il richiedente il contributo, è tenuto a registrarsi, ovvero a recarsi  presso  gli  sportelli  del  concessionario  convenzionato (Poste Italiane),  inserendo  o  presentando  la richiesta di accesso al beneficio e fornendo i dati richiesti.

Le  domande  possono  essere  presentate  attraverso  il  Portale  della  ristorazione  dal  16 novembre  2020  al  28  novembre  2020  o  presso  gli  sportelli  degli  uffici  postali  dal  16 novembre 2020 al 28 novembre 2020 negli orari di sportello.

Fra la documentazione necessaria da allegare alla domanda (telematico o cartacea):

  • Fatture e documenti di trasporto per acquisti effettuati dopo il 14 agosto 2020;
  • Visura camerale;
  • Dichiarazione relativa agli aiuti de minimis percepiti nell’ultimo triennio;

Non  sarà  un  click  day,  in  quanto  l’ordine  di  presentazione  non  dà  diritto  ad  alcuna precedenza  sull’erogazione  del  contributo.  In caso di eccesso di domande il contributo verrà proporzionalmente ridotto.

Il  contributo  è  erogato  mediante  il  pagamento  di  un  anticipo  del  90%.

Il  saldo  del  contributo  è  corrisposto  a  seguito  della  presentazione  della  quietanza  di pagamento, che deve essere effettuata con modalità tracciabile.

L’erogazione  del  contributo  viene  effettuata  nel  rispetto  dei  limiti  previsti  dalla  normativa europea in materia di aiuti de minimis.

SANZIONI

Spetterà  al  Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e  forestali  anche  avvalendosi dell’Ispettorato  centrale  della  tutela  della  qualità  e  della  repressione  frodi  dei  prodotti agroalimentari (ICQRF), ad effettuare controlli e verifiche concernenti i contributi erogati.

L’indebita percezione del contributo, oltre a comportare il recupero dello stesso, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del contributo non spettante.

All’irrogazione  della  sanzione, provvede l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF).

Misure preventive aviaria – chiarimenti e informazioni

Il Servizio Tecnico settore zootecnico e biologico di Cia Romagna fornisce chiarimenti in merito alle misure preventive relative all’influenza aviaria (virus HIPAI sottotipo H5N8). Nello specificare che attualmente in Italia non si sono verificati focolai e non viene sospesa l’attività venatoria, si specifica che l’uso di volatili appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi come richiami vivi nella caccia agli uccelli acquatici può rappresentare un elevato rischio epidemiologico tenuto conto dei flussi migratori dell’avifauna acquatica in provenienza da territori attualmente coinvolti da circolazione del virus HPAI.

Sospesa tale pratica nelle zone A e B definite dall’accordo Stato Regioni rep. 125, del 25 luglio 2019 di cui alla nota DGSAF prot. n. 29049 del 20 novembre 2019 e successive modifiche

Al di fuori delle zone A e B l’utilizzo dei richiami vivi è al momento consentito, per la sospensione non vi è una data certa di fine divieto.

“Gli uccelli dovranno rimanere presso il luogo di utilizzo” pertanto nelle regioni, province, comuni, dove è consentito l’utilizzo di gabbioni o altro per la detenzione sul luogo di caccia dei richiami gli stessi NON vanno spostati o riportati a casa, tali gabbie/gabbioni con all’interno i richiami vivi devono essere lasciati in loco, sul luogo di caccia, non possono essere spostati al di fuori delle gabbie come richiami singoli , non possono essere calati in acqua qualora vi fosse questa abitudine.

Non viene sospesa l’attività venatoria.

Attualmente in Italia non si sono verificati focolai.

In Romagna:

Zona A

Zona ad alto rischio di introduzione e di diffusione

FC

Bertinoro, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Gambettola, Gatteo, Longiano, Montiano, San Mauro Pascoli, Savignano sul Rubicone

RA

Bagnacavallo (Territorio comunale a nord di A14 dir), Cervia, Cotignola, Ravenna (territorio comunale a nord-ovest di A14 e SS309), Russi, Solarolo, Boretto, Brescello,

Zona B

Zona ad alto rischio di introduzione e di maggiore diffusione

RA

Alfonsine, Bagnacavallo (Territorio comunale a nord di A14 dir), Bagnara di Romagna, Conselice, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Ravenna (territorio comunale a nord-ovest di A14 e SS309), Sant’Agata sul Santerno

 

 

Dall’Annata agraria della Romagna previsioni e dati 2020 – Provincia di Rimini

Sintesi dei dati riminesi

Le imprese agricole in provincia di Rimini sono 2.429 (il 7,1% del totale delle imprese attive in provincia); esse si sono ridotte dell’1,9% rispetto al 30 settembre 2019. Le imprese femminili agricole sono 532 (-19 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), rappresentano il 7,1% sul totale delle imprese femminili e circa un quinto (il 21,9%) delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 109 (il 4,5% sul totale delle imprese giovanili), sono sostanzialmente stabili nei 12 mesi precedenti (erano 105 al terzo trimestre 2019) e costituiscono il 4,5% delle imprese del settore.

Al secondo trimestre 2020 gli occupati in agricoltura in provincia di Rimini sono risultati complessivamente 3.134 di cui il 62,3% sono dipendenti (51,1% in Emilia Romagna e 53,1% a livello nazionale). Il settore impiega il 2,2% degli occupati totali provinciali (il 3,9% a livello regionale e il 3,9% a livello nazionale).

Flash dai comparti

Olivo. Le aree geografiche di riferimento e più importanti per la coltivazione dell’olivo sono nel riminese le valli dei fiumi Marecchia, Marano e Conca (dop Colline di Romagna). Il 2020 per la produzione di olive a Rimini si preannuncia superiore al 2019, anche se inferiore alle medie storiche. Dopo due anni di scarsa produzione, vede un forte incremento, che sarebbe stato molto più accentuato se non si fosse verificata una forte siccità che ha comportato, in molti casi, una forte cascola delle drupe durante tutto il periodo estivo e una riduzione nella pezzatura delle drupe. La qualità del prodotto è ottima, ma le rese alla molitura sono invece piuttosto contenute, soprattutto dove la pezzatura delle olive è rimasta molto contenuta a causa della siccità. La produzione complessiva di olive in provincia di Rimini si stima per il 2020 intorno ai 13.000 quintali (circa un +120% rispetto al 2019).

La resa media in olio si prevede intorno al 12% per un quantitativo di olio di circa 150 mila kg. Per quanto riguarda la DopColline di Romagna”, che riguarda quasi 70 ettari nelle province di Rimini e Forlì-Cesena, si stima una raccolta in aumento di circa il 50% rispetto alla precedente campagna, con una resa media sul 13% di olio (più bassa rispetto al 2019).
La situazione appare abbastanza tranquilla sul versante mosca olearia, le alte temperature ne hanno ostacolato la proliferazione. Il metodo di produzione biologica è sempre più utilizzato e in incremento anche l’utilizzo di esche e lotta guidata.

Vino. Una vendemmia di ottima qualità, con una Romagna che va ampiamente in controtendenza rispetto alla contrazione dei volumi registrati a livello nazionale. La stima a fine delle operazioni di raccolta, segna per il territorio romagnolo un aumento generalizzato della produzione, fra il 10% e il 12% in più rispetto al 2019, che riporta i quantitativi nella media degli ultimi cinque anni. Vi sono naturalmente differenze fra le diverse aree e produzioni, legate all’andamento meteoclimatico del 2020. La collina ha sofferto molto la siccità, un’estate senza piogge ha influito molto nelle zone dove non si è potuta utilizzare l’irrigazione di soccorso, con cali produttivi fino al 20%. In pianura invece le gelate tardive (come quella del 16 aprile) e alcune grandinate hanno colpito la zona del Trebbiano e la Romagna a macchia di leopardo, con effetti sui vigneti evidenti al momento della raccolta. In conseguenza di questo, in generale si è registrata una riduzione delle uve a bacca nera, specialmente del Sangiovese Doc che risulta addirittura inferiore al 2019. Cresciuti invece i Trebbiani e i vini da tavola, numericamente preponderanti.

Orticole. Le prevalenti sono il fagiolo fresco e fagiolino (superfici stabili a Rimini), spinacio (stabile dopo un 2019 difficile), pisello, erbette, lattuga (concentrata nel riminese, con superfici stabili), pomodoro da industria, zucchino e zucca, patata e cipolla (che ha avuto problemi di sovrapproduzione). Le insalate l’hanno fatta da padrone e hanno visto un’oscillazione minore nei prezzi. Sono incrementate in modo significativo le produzioni di ortaggi, che sono andate a compensare in modo seppur marginale le produzioni frutticole venute a meno a causa delle gelate, e sono state commercializzate molto anche sul canale della vendita diretta, in leggera crescita durante il lockdown, mantenuta fino a inizio estate.

Cereali. Dal punto di vista produttivo, a livello regionale in Emilia-Romagna la campagna cerealicola è stata quest’anno piuttosto deludente per gli agricoltori, sia in termini di resa produttiva o economica, sia per alcuni aspetti qualitativi, quali lo scarso tenore proteico del grano duro. In Romagna le produzioni sono comunque risultate di buona qualità, sia quelle coltivate col metodo della produzione integrata sia in biologico; stesso risultato per gli aspetti sanitari, con l’assenza di micotossine: il clima generalmente non ha favorito la diffusione di patologie.

Erba medica. La Romagna conta 48.131 ha dedicati all’erba medica da foraggio. Nel riminese gli ettari coltivati sono 11.081, contro i 10.942 del 2019: se da un lato si registra un leggero aumento delle superfici, la resa segna un differenziale più marcato, scendendo a 356 q/ha. Le piogge irregolari nel 2020 hanno fatto la differenza in termine di rese. La primavera mite ha favorito l’anticipo della campagna e si sono prodotti il 1° e 2° taglio con qualità. Il 3° e il 4° ed il 5° taglio non hanno prodotto molto a causa della siccità. Il 2020 per l’erba medica da foraggio si potrebbe riassumere così: buona qualità, produzione di foraggio per ettaro variabile a seconda delle zone e mercato estero in calo.

Zootecnia. La Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli dell’Emilia-Romagna, che è terza a livello nazionale, e si distingue in particolare per le galline ovaiole. I dati relativi al 2020 mostrano che nel settore avicolo si è avuta una sostanziale stabilità del numero di allevamenti con numero di capi superiore a 250 (gallus, broiler, ovaiole, tacchini, selvaggina, oche, anatre) nel riminese. I prezzi medi dei polli hanno iniziato una leggera ripresa a fine giugno, ma restano al di sotto di quelli 2019 di circa il 4%.

Riguardo ai bovini, nel 2020 restano pressoché invariati i numeri degli allevamenti, ma cala leggermente il numero di capi da carne (Rimini -1,93). Più marcato il calo di capi da latte: -6,82% Rimini. Per i bovini da carne il 2020 si è caratterizzato per il crollo dei prezzi in marzo-aprile a causa della pandemia.

I capi ovicaprini sono molto diminuiti in tutte le province rispetto al 2019 (-14,09% Rimini).  Importante invece l’incremento dei capi suini allevati a Rimini (+37,08%), dovuto a maggiori investimenti di alcuni allevatori.

Apicoltura. Dopo il disastroso 2019, l’auspicata ripresa dell’apicoltura non si è purtroppo concretizzata e nell’anno del Covid prosegue la tendenza negativa delle produzioni, legata ai cambiamenti climatici e al meteo incostante. Sono stati complessivamente deludenti i raccolti dei monoflora di punta, specificamente l’acacia. La provincia di Rimini spicca però per le produzioni di miele biologico, con un numero di apiari superiore alla somma di quelli degli altri territori.

Biologico. In Romagna hanno segno positivo, rispetto all’anno precedente, sia il numero delle imprese che la superficie agricola condotta con il metodo biologico. In totale si contano 1.691 aziende, di cui a Rimini 342, che ha una superficie condotta con metodo biologico di 7.963 ha. Le superfici seminabili coprono 6.099 ha nel riminese.

Florovivaismo. Il settore sta affrontando una crisi economica senza precedenti, dovuta principalmente alle conseguenze della pandemia e alle misure adottate per cercare di contrastarla. Aggiungendo il meteo, in Romagna per il comparto il 2020 è stato un anno veramente negativo. Nell’area riminese, zona in cui la maggior parte delle aziende florovivaistiche svolge questa attività come attività principale, la contrazione del comparto si avverte già da alcuni anni: secondo gli esperti le cause sono da ricercare nella crisi economica preesistente a quella dovuta all’emergenza Covid-19; alla forte concorrenza; alla mancanza di ricambio generazionale. La vendita diretta viene indicata come un punto di forza di queste aziende; la molta concorrenza come punto di debolezza.

Agriturismo. Negli ultimi anni è un trend in crescita quello del settore agrituristico emiliano-romagnolo per numero di aziende attive. Aumentano in particolare le aziende con ricettività in camere e appartamenti, e un leggero incremento quelle che servono pasti. In Romagna le strutture sono 488, di cui 89 nel riminese, che però va in controtendenza e segna una leggera diminuzione attorno all’1%.

La versione integrale del report dell’Annata Agraria di Cia Romagna 2020 – corredata di dati e tabelle riassuntive per comparti e colture per le province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Romagna – è consultabile e scaricabile a questo link  e le slide con tabelle riassuntive per estensioni, rese medie e produzione a questo link . L’utilizzo dei dati è possibile citando la fonte “Annata Agraria 2020 – Cia Romagna”.

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

 

Dall’Annata agraria della Romagna previsioni e dati 2020 – Provincia di Ravenna

Sintesi dei dati del ravennate

Il 2020 è caratterizzato da un calo delle imprese agricole nel ravennate (al 30.09.2020 -2,6% rispetto allo stesso periodo del 2019). Le imprese femminili agricole sono 1.028 (23 aziende in meno rispetto ad un anno fa), il 14,3% sul totale delle imprese femminili e il 15,4% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 236 (il 10,8% sul totale delle imprese giovanili), sono aumentate di 4 unità rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente (+1,7%) e costituiscono il 3,5% delle imprese del settore.

Nel secondo trimestre 2020 gli occupati in agricoltura in provincia di Ravenna sono risultati complessivamente 8.189 di cui il 57,4% sono lavoratori dipendenti (51,1% in Emilia Romagna e 53,1% a livello nazionale). Il settore impiega il 4,7% degli occupati totali provinciali (il 3,9% a livello regionale e il 3,9% a livello nazionale), mentre lo scorso anno, al medesimo trimestre, l’incidenza era pari al 4%, denotando, pertanto, un aumento degli occupati in agricoltura (in termini relativi).

Frutticolo – Albicocche: il ravennate ha un’estensione importante di varietà tardive. Particolarmente vocate le zone di collina e pedecollinari e in questi ultimi anni anche la pianura vede la presenza di questa coltivazione. Causa gelate di fine marzo/inizio aprile 2020, si è verificato un calo produttivo medio in pianta dal 90% al 95%: danni ingenti che portano problemi gravissimi. Interi areali sono rimasti senza frutti, nemmeno quelli per l’autoconsumo. Il disastro non è solo per l’impresa agricola, ma per tutto l’indotto (per i magazzini dove la frutta viene lavorata, l’industria trasformazione, meno lavoro, meno addetti). La Romagna non è stata in grado di rispondere per mancanza di prodotto, quindi gli acquirenti si sono rivolti ad altri, ai competitor spagnoli e greci. La riconquista del mercato nelle prossime campagne non sarà semplice.

Fragole (dal punto di vista botanico sono orticole, ma dal punto di vista nutrizionale frutta): nella provincia di Ravenna si riscontra nel 2020 un aumento degli ettari in serra, con incremento anche della relativa resa media e della produzione.

Ciliegie: il trend dell’aumento degli ettari coltivati si registra nel ravennate in questo 2020 .

Mele: la coltivazione del melo è distribuita nelle zone romagnole prevalentemente del ravennate, per l’85% in pianura. Le stime fornite dagli Stacp fino a inizio novembre, fanno propendere per un calo produttivo in pianta inferiore rispetto alle previsioni di fine settembre-inizio ottobre e intorno al –6,6%. Il quantitativo della produzione complessiva di mele è tale da poter essere collocato per quasi tutte le aziende.

Pere: sono coltivate prevalentemente nell’area della provincia ravennate, con alcune estensioni nel forlivese e nel cesenate. La provincia di Ravenna rientra nel cosiddetto quadrilatero della pericoltura italiana. Coltivate prevalentemente in pianura (85%), la superfice registra un calo in questo 2020, mentre le rese medie sono migliori del 2019: +37% nel ravennate. Complessivamente si prevede un incremento produttivo medio, fra estive e invernali, di circa il 28%. La campagna 2020/21 potrà essere caratterizzata da volumi di produzione nella media, lasciandosi alle spalle il minimo storico del 2019.

Pesche e nettarine: sono prevalentemente diffuse nelle aree romagnole del ravennate e del forlivese-cesenate, le nettarine sono in prevalenza nel ravennate. La coltivazione del pesco e della nettarina è in declino costante: nel 2015 gli ettari complessivi coltivati a pesco e nettarina nella sola provincia di Ravenna erano 8.759 e quelli in produzione 7.959, di più del totale degli ettari coltivati e in produzione della Romagna nel 2020: rispettivamente 8.306 e 7.696. La criticità delle coltivazioni di pesche e nettarine in Romagna è ormai tale da oltre un decennio. La Romagna ha pagato il prezzo più alto delle gelate di fine marzo-inizio aprile, con pesche e nettarine del periodo medio-precoce falcidiate: in particolare le nettarine, mentre più lievi i danni per le pesche tradizionali. Situazione leggermente meno drammatica per il prodotto tardivo, ma le rese sono lontane dalla norma, si tratta di percentuali irrisorie e si conferma la catastrofe totale delle drupacee. A consuntivo si stima un -85% di nettarine, un -75% di pesche e un -50% di percoche. Il territorio della provincia di Ravenna in generale, con la zona centrale e sud-ovest probabilmente è stata fra le più falcidiate. Purtroppo la campagna per questo comparto è stata decisamente compromessa. Le quotazioni all’origine hanno registrato rialzi notevoli nelle pesche e nettarine, ma la mancanza di prodotto non porta entrate all’imprenditore agricolo.

Susino: la Romagna, con le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detiene oltre il 60% della superfice a susino presente in regione: insieme a Bologna e a Modena formano il quadrilatero delle susine regionali. La produzione 2020 registra un importante riduzione: le rese medie hanno subito un calo drastico: nel ravennate -81%. La qualità, che inizialmente sembrava insufficiente, si è ripresa nel corso della campagna anche se l’interesse da parte della domanda è stato modesto. La produzione di susine estive è stata molto scarsa: le gelate primaverili hanno causato una diminuzione dei volumi che, a seconda della varietà, oscilla dal 50 all’80% rispetto allo storico. L’andamento dell’Angeleno è stato un disastro, con una produzione ridotta di circa la metà di un anno normale. Nel ravennate c’è chi raccoglie solo un 5-10% di susine rispetto ad un’annata con produzione normale.

Olivo: Nel territorio romagnolo, compreso nelle aree delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, è concentrata pressoché la totalità della coltura olivicola regionale: circa 3.724 ettari coltivati in Romagna (dei quali circa 3.249 ettari in produzione). Le aree geografiche di riferimento e più importanti per la coltivazione dell’olivo nel ravennate sono le valli del Senio e del Lamone (dop Brisighella). Il 2020 per la produzione di olive nel ravennate si preannuncia superiore al 2019, anche se inferiore alle medie storiche. La situazione appare abbastanza tranquilla sul versante mosca olearia: le alte temperature ne hanno ostacolato la proliferazione. Il metodo di produzione biologica è sempre più utilizzato e in incremento anche l’utilizzo di esche e lotta guidata. Le aspettative per rese in olio e qualità sono buone. La produzione olivicola dell’area ravennate nel 2020 va oltre il raddoppio di quella scarsa del 2019, e si stima in circa 12.000 quintali (nel 2018 furono 15mila).

La resa media in olio per quintale di olive è buona: intorno al 12%, con prospettive di arrivare al 13%-14%. La stima è di arrivare almeno ad un quantitativo di 144 mila kg di olio prodotto.

La qualità è ottima, grazie anche alla quasi totale assenza dell’attacco della mosca dell’olivo, condizione favorita dalle alte temperature estive e dall’arrivo della pioggia, che ha scongiurato la siccità. Per quanto riguarda la DopOlio Brisighella” la stima del raccolto di olive dop 2020 è di 2.500 quintali, con una resa media in olio del 12% e una produzione, quindi, di circa 30.000 kg di olio Dop.

Kiwi: superfici e produzione concentrate nel Ravennate (3.700 ettari sui 4.513 ettari totali in Romagna, di cui in produzione 3229 sui 3.906 tot). Le rese medie stimate, con la raccolta ancora in corso, sono inferiori rispetto al 2019, nel ravennate di oltre il 37%. Nel 2020, in particolare in provincia di Ravenna, si prevede mediamente una produzione in calo, nel complesso, che può arrivare al 50% rispetto al 2019. La qualità sui frutti in evoluzione sembra molto buona.

Il kiwi verde è in ulteriore calo e l’annata è ai minimi storici per la contrazione dovuta all’effetto delle gelate, mentre quest’anno i produttori si aspettavano un’inversione di tendenza. È il quarto anno consecutivo che si registra una produzione inferiore al potenziale. In particolare nell’area faentina si prevede un calo del 50% rispetto al 2019. La Romagna sta diventando marginale per la produzione di kiwi e sta perdendo il posizionamento anche commerciale che aveva e che dava risultati positivi. Diverse aziende specializzate nel kiwi si orientano alla varietà “gialla” e il “verde” non viene rinnovato. Per il Giallo, che ha un calendario anticipato rispetto al verde, la situazione è molto difforme da zona a zona: ci sono realtà con impianti azzerati e altre invece che sono andate bene, anche con un maggior prodotto raccolto. Per il giallo le stime sono di un ammanco medio del 15% di prodotto rispetto al potenziale produttivo.

Vitivinicolo: Una vendemmia di ottima qualità, con una Romagna che va ampiamente in controtendenza rispetto alla contrazione dei volumi registrati a livello nazionale. La stima a fine delle operazioni di raccolta, segna per il territorio romagnolo un aumento generalizzato della produzione, fra il 10% e il 12% in più rispetto al 2019, che riporta i quantitativi nella media degli ultimi cinque anni. Vi sono naturalmente differenze fra le diverse aree e produzioni, legate all’andamento meteoclimatico del 2020. La collina ha sofferto molto la siccità, un’estate senza piogge ha influito molto nelle zone dove non si è potuta utilizzare l’irrigazione di soccorso, con cali produttivi fino al 20%. In pianura invece le gelate tardive (come quella del 16 aprile) e alcune grandinate hanno colpito la zona del Trebbiano e la Romagna a macchia di leopardo, con effetti sui vigneti evidenti al momento della raccolta.  In conseguenza di questo, in generale si è registrata una riduzione delle uve a bacca nera, specialmente del Sangiovese Doc che risulta addirittura inferiore al 2019. Cresciuti invece i Trebbiani e i vini da tavola, numericamente preponderanti. Il ravennate è in testa per produzione di uva e vino fra i territori romagnoli, con oltre 3,6 milioni di quintali e quasi 3 milioni di ettolitri.

Cerealicolo: dal punto di vista produttivo, a livello regionale in Emilia-Romagna la campagna cerealicola è stata quest’anno piuttosto deludente per gli agricoltori, sia in termini di resa produttiva o economica, sia per alcuni aspetti qualitativi, quali lo scarso tenore proteico del grano duro. In Romagna le produzioni sono comunque risultate di buona qualità, sia quelle coltivate col metodo della produzione integrata sia in biologico; stesso risultato per gli aspetti sanitari, con l’assenza di micotossine: il clima generalmente non ha favorito la diffusione di patologie. Ravenna detiene il primato per superfici e produzione di frumento tenero (in incremento sul 2019) e duro (in calo sul 2019), nonché del mais (in aumento rispetto al 2019). Un dato significativo riguarda il calo delle superfici coltivate in regime di agricoltura biologica e dedicate ai cereali autunno-vernini a seguito delle rotazioni colturali. In generale, la flessione dei volumi è da ricondursi a un sensibile calo delle superfici dedicate.

Oleoproteaginose: Il rinnovato interesse per le colture oleoproteaginose, e in particolare nel girasole, ha portato ad un aumento delle superfici in particolare nell’area del Centro Nord. Aumento delle superfici anche in Romagna, che nel 2020 sono arrivate a 6.340 ettari, in alternativa al mais e al frumento tenero, di cui oltre 4700 ettari nel ravennate. La provincia di Ravenna, con la presenza delle Cab, registra un’importante estensione di terreno dedicato al girasole, che nel 2020 passa a 2.920 ettari contro i 2.400 del 2019. Il 2020 è stato un anno molto favorevole per la colza, che ha raggiunto produzioni di tutto rispetto, la provincia di Ravenna da 245 ettari ha aumentato le superfici fino a 315 ettari con una resa più che raddoppiata con 34 q.li/ha .

Industraili – Erba medica. La Romagna conta 48.131 ha dedicati all’erba medica da foraggio. La superficie coltivata nella provincia di Ravenna è di 16.550 ha nel 2020, erano 16.350 nel 2019, con una resa media di 370 q.li/ha, al livello dell’anno precedente. Il 2020 per l’erba medica da foraggio si potrebbe riassumere così: buona qualità, produzione di foraggio per ettaro variabile a seconda delle zone e mercato estero in calo. Le piogge irregolari nel 2020 hanno fatto la differenza nelle diverse province in termine di rese. La primavera mite ha favorito l’anticipo della campagna e si sono prodotti il 1° e 2° taglio con qualità. Il 3° e il 4° ed il 5° taglio non hanno prodotto molto a sud di Ravenna a causa della siccità, mentre a nord le maggiori piogge hanno dato produzioni più elevate.

Barbabietola da zucchero. La superficie è di circa 900 ettari nel ravennate, rimasta pressoché costante rispetto al 2019. La resa media per le barbabietole è di circa 640 q/ha nel ravennate (in aumento rispetto all’anno precedente). In Romagna per la campagna corrente la Plv complessiva è di circa 2.400 Euro per ettaro nella coltivazione convenzionale e di circa 3.900 nel bio.

L’annata è buona dal punto di vista delle rese in Plv per ettaro, nonostante la siccità primaverile.

Colture da semeLa provincia di Ravenna ricopre un ruolo molto importante nella riproduzione di sementi di medica, di barbabietola da zucchero, e di molte specie orticole, colture per le quali in provincia c’è attorno al 50% della superficie totale regionale; senza dimenticare poi la grande quantità di cereali da seme. E’ inoltre particolarmente interessata ad alcune colture orticole da seme allogame quali carota, ravanello e cicoria, colture che per oltre un terzo del totale regionale sono coltivate sul territorio provinciale. La maggior parte della produzione di barbabietole da seme regionale è concentrata nel ravennate (circa il 60%).  Il girasole da seme si trova distribuito in tutta la Romagna, anche se trova nel ravennate l’estensione maggiore grazie alla presenza delle Cab che sono le uniche a poter garantire con certezza gli isolamenti spaziali far girasole da seme e girasole da olio.

Orticole: Le orticole prevalenti nel ravennate sono il fagiolo fresco e fagiolino (superfici in calo), spinacio (stabile dopo un 2019 difficile), pisello (in aumento da 1540 ha a 1630), erbette,  pomodoro da industria (con ampie superfici ma in diminuzione, da 2245 a 1890), zucchino e zucca (gli ettari coltivati sono passati da 165 nel 2019 a 200 nel 2020), patata e cipolla (con problemi di sovrapproduzione) con estensioni in leggero aumento. In Romagna sono incrementate in modo significativo le produzioni di ortaggi, che sono andate a compensare in modo seppur marginale le produzioni frutticole venute a meno a causa delle gelate, e sono state commercializzate molto anche sul canale della vendita diretta, che ha avuto una leggera crescita durante il lockdown mantenuta fino a inizio estate.

Zootecnia. La Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli dell’Emilia-Romagna, che è terza a livello nazionale, e si distingue in particolare per le galline ovaiole. I dati relativi al 2020 mostrano che nel settore avicolo si è avuta una sostanziale stabilità del numero di allevamenti con numero di capi superiore a 250 (gallus, broiler, ovaiole, tacchini, selvaggina, oche, anatre) nel ravennate. Dopo la brusca caduta di maggio (-22%), in coincidenza con le fasi più gravi dell’emergenza sanitaria e quindi frutto di una programmazione degli accasamenti piuttosto complicata, i prezzi medi dei polli hanno iniziato una leggera ripresa a fine giugno, ma restano al di sotto di quelli 2019 di circa il 4%.Riguardo ai bovini, nel 2020 restano pressoché invariati i numeri degli allevamenti nelle tre province romagnole, ma cala leggermente il numero di capi da carne (-2,13%). Più marcato il calo di capi da latte: -3,36%. Per i bovini da carne il 2020 si è caratterizzato per il crollo dei prezzi in marzo-aprile a causa della pandemia. I capi ovicaprini allevati sono molto diminuiti in tutte le province rispetto al 2019 (-22,3%).

Apicoltura. Dopo il disastroso 2019, l’auspicata ripresa dell’apicoltura non si è purtroppo concretizzata e nell’anno del Covid prosegue la tendenza negativa delle produzioni, legata ai cambiamenti climatici e al meteo incostante. Sono stati complessivamente deludenti i raccolti dei monoflora di punta, specificamente l’acacia. Nel ravennate si stimano produzioni di millefiori di 8-10 kg/alveare, rovinate dalla siccità prolungata. La produzione di tiglio è stata inferiore alle attese e peggiore dello scorso anno: si stimano rese di circa 10 kg/alveare anche a Ravenna, dove sarebbe lecito attendersi produzioni di 20 kg/alveare.

Biologico. In Romagna hanno segno positivo, rispetto all’anno precedente, sia il numero delle imprese che la superficie agricola condotta con il metodo biologico. In totale si contano 1.691 aziende, di cui a Ravenna 413, che ha una superficie condotta con metodo biologico di 9.212 ha, di cui 7.344 seminativa.

Florovivaismo. Il settore in Emilia Romagna si attesta su una produzione lorda vendibile di oltre 15 milioni di Euro, con le province di Forlì-Cesena e Ravenna che insieme superano i 6 milioni di Euro. Il settore sta affrontando una crisi economica senza precedenti, dovuta principalmente alle conseguenze della pandemia e alle misure adottate per cercare di contrastarla. Aggiungendo il meteo, in Romagna per il comparto il 2020 è stato un anno veramente negativo.

Agriturismo. Negli ultimi anni è un trend in crescita quello del settore agrituristico emiliano-romagnolo per numero di aziende attive. Aumentano in particolare le aziende con ricettività in camere e appartamenti, e un leggero incremento quelle che servono pasti. In Romagna le strutture sono 488, di cui 154 a Ravenna, che è la provincia che registra nel 2019 sul 2018 la crescita maggiore con quasi il 6%. Il comparto è stato duramente provato dalla pandemia.

La versione integrale del report dell’Annata Agraria di Cia Romagna 2020 – corredata di dati e tabelle riassuntive per comparti e colture per le province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Romagna – è consultabile e scaricabile a questo link  e le slide con tabelle riassuntive per estensioni, rese medie e produzione a questo link . L’utilizzo dei dati è possibile citando la fonte “Annata Agraria 2020 – Cia Romagna”.

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

Dall’Annata agraria della Romagna previsioni e dati del 2020 – Provincia di Forlì-Cesena

In sintesi i dati del forlivese-cesenate

L’Agricoltura si costituisce di 6.370 imprese attive (pari al 17,5% del totale provinciale); le sue imprese attive si sono ridotte dell’1,8% rispetto al terzo trimestre del 2019. Le imprese femminili agricole alla data in esame sono 1.313 (-23 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 17,4% sul totale delle imprese femminili e circa un quinto (il 20,6%) delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 219 (il 9,7% sul totale delle imprese giovanili), sono sostanzialmente stabili nei 12 mesi precedenti (erano 217 al terzo trimestre 2019) e costituiscono il 3,4% delle imprese del settore. Al secondo trimestre 2020 gli occupati in agricoltura in provincia di Forlì-Cesena sono risultati complessivamente 18.126 di cui il 76,1% sono dipendenti (51,1% in Emilia Romagna e 53,1% a livello nazionale). Il settore impiega il 10,0% degli occupati totali provinciali (il 3,9% a livello regionale e il 3,9% a livello nazionale).

Il cesenate, in annate ordinarie, ha una grande produzione di albicocche in generale. Particolarmente vocate le zone di collina e pedecollinari e in questi ultimi anni anche la pianura vede la presenza di questa coltivazione.

Fragole: nel forlivese-cesenate si riscontra un calo sia negli ettari sia nelle rese per una produzione totale inferiore rispetto al 2019 di circa il 19%. Territorio primo in Romagna per 137 gli ettari di superfice coinvolta tra quella in pieno campo (110 ha) e quella in serra (27 ha). Per la fragola il 2020 viene considerato buono, nonostante il Covid-19 e il calo di produzione. La fragolicoltura romagnola ha tendenzialmente condizioni positive, in quanto si inserisce in una finestra di raccolta che in molte annate risulta essere abbastanza vuota di prodotto e vanta buona qualità.

Ciliegie: Al 2020 la superficie romagnola coltivata a ciliegio è stata di circa 766 ettari, prevalentemente nel forlivese-cesenate, e rappresenta circa il 33% della superfice totale regionale. Più alte rispetto al 2019 le rese nel forlivese-cesenate. Complessivamente un’annata con offerta limitata causa gelate tardive, siccità e vento, che ha ostacolato non poco il lavoro di impollinazione delle api. C’è chi ha perso il 70% del raccolto e chi meno di un terzo (nella Valle del Bidente).

Mele: la coltivazione del melo è distribuita nelle zone romagnole in un’estensione più contenuta nel forlivese e nel cesenate, per l’85% in pianura.

Pere sono coltivate con alcune estensioni nel forlivese e nel cesenate. Superfici in produzione in calo, rese medie +7% nel forlivese-cesenate.

Pesche e nettarine: sono prevalentemente diffuse nelle aree romagnole del ravennate e del forlivese-cesenate, le nettarine sono in prevalenza nel ravennate. La criticità delle coltivazioni di pesche e nettarine in Romagna è ormai tale da oltre un decennio. La Romagna ha pagato il prezzo più alto delle gelate di fine marzo-inizio aprile, con pesche e nettarine del periodo medio-precoce falcidiate: in particolare le nettarine, mentre più lievi i danni per le pesche tradizionali. Situazione leggermente meno drammatica per il prodotto tardivo, ma le rese sono lontane dalla norma, si tratta di percentuali irrisorie e si conferma la catastrofe totale delle drupacee. A consuntivo si stima un -85% di nettarine, un -75% di pesche e un -50% di percoche. Dopo il ravennate, sono stati l’entroterra forlivese, poi il cesenate a subire danni pesanti, più mitigati nell’area pedecollinare così come nelle zone verso il mare. Purtroppo la campagna per questo comparto è stata decisamente compromessa. Le quotazioni all’origine hanno registrato rialzi notevoli nelle pesche e nettarine, ma la mancanza di prodotto non porta entrate all’imprenditore agricolo.

Susino: La Romagna, con le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detiene oltre il 60% della superfice a susino presente in regione: insieme a Bologna e a Modena formano il quadrilatero delle susine regionali. La produzione 2020 registra un importante riduzione: le rese medie hanno subito un calo drastico: nel forlivese-cesenate -65%. La qualità, che inizialmente sembrava insufficiente, si è ripresa nel corso della campagna anche se l’interesse da parte della domanda è stato modesto. La produzione di susine estive è stata molto scarsa: le gelate primaverili hanno causato una diminuzione dei volumi che, a seconda della varietà, oscilla dal 50 all’80% rispetto allo storico. L’andamento dell’Angeleno è stato un disastro, con una produzione ridotta di circa la metà di un anno normale.

Olivo: Nel territorio romagnolo, compreso nelle aree delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, è concentrata pressoché la totalità della coltura olivicola regionale: circa 3.724 ettari coltivati in Romagna (dei quali circa 3.249 ettari in produzione). Le aree geografiche di riferimento e più importanti per la coltivazione dell’olivo nel forlivese-cesenate sono le valli del Rubicone, del Savio, del Bidente e del Montone. Il 2020 per la produzione di olive a Forlì-Cesena si preannuncia superiore al 2019, anche se inferiore alle medie storiche. La situazione appare abbastanza tranquilla sul versante mosca olearia le alte temperature ne hanno ostacolato la proliferazione. Il metodo di produzione biologica è sempre più utilizzato e in incremento anche l’utilizzo di esche e lotta guidata. Le aspettative per rese in olio e qualità sono buone. La produzione olivicola dell’area forlivese-cesenate è in sensibile aumento rispetto al 2019.

La qualità del prodotto è ottima, ma le rese alla molitura sono invece piuttosto contenute soprattutto dove la pezzatura delle olive è rimasta molto contenuta a causa della siccità.

La produzione complessiva di olive in provincia di Forlì-Cesena si stima per il 2020 intorno ai 10.000 quintali (circa un +50% rispetto al 2019). 

La resa media in olio si prevede intorno al 12% per un quantitativo di olio di circa 120 mila kg. Per quanto riguarda la DopColline di Romagna”, che riguarda quasi 70 ettari nelle province di Rimini e Forlì-Cesena, si stima una raccolta in aumento di circa il 50% rispetto alla precedente campagna, con una resa media sul 13% di olio (più bassa rispetto al 2019). Pertanto, si ipotizza la produzione di circa 750 quintali di oliva DOP “Colline di Romagna” corrispondente a circa 9 mila kg di olio DOP “Colline di Romagna” 

Noce: considerata buona la stagione per il noce in Romagna e anche se gli impianti entrati in produzione recentemente non sono non ancora nel pieno del potenziale produttivo sembra un’annata soddisfacente per quantità e qualità, calibro compreso. Investimenti e progetti proseguono per il consolidamento e la valorizzazione della noce a marchio Romagna e Forlì è un punto di riferimento del settore della nocicoltura in Emilia Romagna e in Italia.

Vino: Una vendemmia di ottima qualità, con una Romagna che va ampiamente in controtendenza rispetto alla contrazione dei volumi registrati a livello nazionale. La stima a fine delle operazioni di raccolta, segna per il territorio romagnolo un aumento generalizzato della produzione, fra il 10% e il 12% in più rispetto al 2019, che riporta i quantitativi nella media degli ultimi cinque anni.

Vi sono naturalmente differenze fra le diverse aree e produzioni, legate all’andamento meteoclimatico del 2020. La collina ha sofferto molto la siccità, prevalentemente nel forlivese: un’estate senza piogge ha influito molto nelle zone dove non si è potuta utilizzare l’irrigazione di soccorso, con cali produttivi fino al 20%. In pianura invece le gelate tardive (come quella del 16 aprile) e alcune grandinate hanno colpito la zona del Trebbiano e la Romagna a macchia di leopardo, con effetti sui vigneti evidenti al momento della raccolta. In conseguenza di questo, in generale si è registrata una riduzione delle uve a bacca nera, specialmente del Sangiovese Doc che risulta addirittura inferiore al 2019. Cresciuti invece i Trebbiani e i vini da tavola, numericamente preponderanti.

Cereali: Dal punto di vista produttivo, a livello regionale in Emilia-Romagna la campagna cerealicola è stata quest’anno piuttosto deludente per gli agricoltori, sia in termini di resa produttiva o economica, sia per alcuni aspetti qualitativi, quali lo scarso tenore proteico del grano duro. In Romagna le produzioni sono comunque risultate di buona qualità, sia quelle coltivate col metodo della produzione integrata sia in biologico; stesso risultato per gli aspetti sanitari, con l’assenza di micotossine: il clima generalmente non ha favorito la diffusione di patologie. Forlì-Cesena si distingue per la produzione di orzo. Il grano tenero è in incremento, mentre il duro è in decremento.

Erba medica: La Romagna conta 48.131 ha dedicati all’erba medica da foraggio. La provincia di Forlì-Cesena è quella che segna l’aumento maggiore di produzione, passando dai 18.000 mila ettari coltivati nel 2019 ai 20.500 del 2020, con una resa che però dai 380 q.li/ha dell’anno scorso è scesa a 310 dell’anno corrente. Il 2020 per l’erba medica da foraggio si potrebbe riassumere così: buona qualità, produzione di foraggio per ettaro variabile a seconda delle zone e mercato estero in calo. Le piogge irregolari nel 2020 hanno fatto la differenza in termine di rese. La primavera mite ha favorito l’anticipo della campagna e si sono prodotti il 1° e 2° taglio con qualità. Il 3° e il 4° ed il 5° taglio non hanno prodotto molto a causa della siccità.

Barbabietola da zucchero: La superficie dedicata a barbabietola da zucchero è  poco oltre i 500 ettari nel forlivese-cesenate, pressoché costante rispetto al 2019. La resa media per le barbabietole è di circa 430 q/ha nella zona di Forlì-Cesena (in diminuzione rispetto al 2019). In Romagna per la campagna corrente la Plv complessiva è di circa 2.400 Euro per ettaro nella coltivazione convenzionale e di circa 3.900 nel bio.

L’annata è buona dal punto di vista delle rese in Plv per ettaro, nonostante la siccità primaverile.

Orticole: Le orticole prevalenti sono il fagiolo fresco e fagiolino (superfici in calo a Forlì-Cesena), spinacio (stabile dopo un 2019 difficile), pisello, erbette, lattuga (concentrata soprattutto a Forlì-Cesena, con superfici stabili), pomodoro da industria, zucchino e zucca, patata e cipolla (che ha avuto problemi di sovrapproduzione). Le insalate l’hanno fatta da padrone e hanno visto un’oscillazione minore nei prezzi. La campagna produttiva dei prodotti orticoli da industria è stata caratterizzata da una buona resa e una qualità eccellente fino a settembre. Sono incrementate in modo significativo le produzioni di ortaggi, che sono andate a compensare in modo seppur marginale le produzioni frutticole venute a meno a causa delle gelate, e sono state commercializzate molto anche sul canale della vendita diretta, in leggera crescita durante il lockdown mantenuta fino a inizio estate.

Zootecnia: La Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli dell’Emilia-Romagna, che è terza a livello nazionale, e si distingue in particolare per le galline ovaiole. I dati relativi al 2020 mostrano che nel settore avicolo a Forlì-Cesena si è avuto un calo di alcune unità degli allevamenti di galli, polli e galline. Dopo la brusca caduta di maggio (-22%), in coincidenza con le fasi più gravi dell’emergenza sanitaria e quindi frutto di una programmazione degli accasamenti piuttosto complicata, i prezzi medi dei polli hanno iniziato una leggera ripresa a fine giugno, ma restano al di sotto di quelli 2019 di circa il 4%.

Riguardo ai bovini, nel 2020 restano pressoché invariati i numeri degli allevamenti nelle tre province romagnole, ma cala leggermente il numero di capi da carne (Forlì-Cesena -2,74%). Più marcato il calo di capi da latte: -11,35% a Forlì-Cesena. Per i bovini da carne il 2020 si è caratterizzato per il crollo dei prezzi in marzo-aprile a causa della pandemia.

I capi ovicaprini allevati sono molto diminuiti in tutte le province rispetto al 2019 (-28,51% Forlì-Cesena).

Apicoltura: Dopo il disastroso 2019, l’auspicata ripresa dell’apicoltura non si è purtroppo concretizzata e nell’anno del Covid prosegue la tendenza negativa delle produzioni, legata ai cambiamenti climatici e al meteo incostante. Sono stati complessivamente deludenti i raccolti dei monoflora di punta, specificamente l’acacia. In provincia di Forlì è stato prodotto del millefiori con forte presenza di melata e le rese risultano circa 12 kg/alveare. La produzione di tiglio è stata inferiore alle attese e peggiore dello scorso anno: si stimano rese di circa 10 kg/alveare anche nel forlivese, dove sarebbe lecito attendersi produzioni di 20 kg/alveare. Il castagno ha reso discretamente, circa 15-20 kg/alveare, nella provincia di Forlì (media produttiva regionale regolare 10-15).

Biologico: In Romagna hanno segno positivo, rispetto all’anno precedente, sia il numero delle imprese che la superficie agricola condotta con il metodo biologico. In totale si contano 1.691 aziende, il maggior numero si concentra nella provincia di Forlì – Cesena con 936 operatori e una superficie di 23.490 ha. La provincia di Forlì-Cesena conserva il primato regionale sul numero di aziende biologiche zootecniche (304) e primeggia anche per le superfici seminabili, con 15.113 ha, mentre detiene il primato regionale per prati e pascoli (2.699 ha); con 1.184 ha vanta la superficie più estesa di vite da vino a livello regionale, preminenza che detiene anche per la superficie bio a pesco (193 ha), e altri fruttiferi (519 ha)

Florovivaismo: Nel 2019, tra le province italiane spiccavano per superfice e per consistenza del prodotto lordo vendibile Bologna e Forlì-Cesena. Il settore in Emilia Romagna si attesta su una produzione lorda vendibile di oltre 15 milioni di Euro, con le province di Forlì-Cesena e Ravenna che insieme superano i 6 milioni di Euro. Il settore sta affrontando una crisi economica senza precedenti, dovuta principalmente alle conseguenze della pandemia e alle misure adottate per cercare di contrastarla. Aggiungendo il meteo, in Romagna per il comparto il 2020 è stato un anno veramente negativo.  Nell’area forlivese-cesenate si stima nel 2020 una leggera contrazione delle imprese e un fatturato del comparto in calo di circa il 20% rispetto al 2019. La provincia ha la maggiore estensione di ettari a biologico (circa 23.490).

Agriturismo: Negli ultimi anni è un trend in crescita quello del settore agrituristico emiliano-romagnolo per numero di aziende attive. Aumentano in particolare le aziende con ricettività in camere e appartamenti, e un leggero incremento quelle che servono pasti. In Romagna le strutture sono 488, con un numero maggiore di imprese iscritte concentrato nella provincia di Forlì-Cesena (240, erano 222 nel 2018).

La versione integrale del report dell’Annata Agraria di Cia Romagna 2020 – corredata di dati e tabelle riassuntive per comparti e colture per le province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Romagna – è consultabile e scaricabile a questo link  e le slide con tabelle riassuntive per estensioni, rese medie e produzione a questo link . L’utilizzo dei dati è possibile citando la fonte “Annata Agraria 2020 – Cia Romagna”.

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

Ristorazione: le nuove regole valide anche per gli agriturismi

Con le misure adottate dai Dpcm 24 ottobre e 3 novembre 2020, per le attività della ristorazione e ricettive sono in vigore le seguenti prescrizioni:

ATTIVITA’ DI RISTORAZIONE

  • il consumo al tavolo è consentito dalle ore 5.00 fino alle 18.00 tutti i giorni incluso domenica e festivi, con un massimo di 4 persone per tavolo se non conviventiNel caso siano tutti conviventi, non sono previsti particolari limiti.
  • l’asporto è consentito fino alle ore 22.00, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze
  • la consegna a domicilio è sempre consentita, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto
  • negli alberghi e in altre strutture ricettive è consentita senza limiti di orario la ristorazione limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati

ATTIVITA’ DELLE STRUTTURE RICETTIVE

sono esercitabili a condizione che sia assicurato il mantenimento del distanziamento sociale, garantendo la distanza interpersonale di sicurezza di un metro negli spazi comuni, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle Regioni.

ATTIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO, ZOOTECNICO DI TRASFORMAZIONE AGRO-ALIMENTARE

restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.

ATTIVITA’ IN PALESTRE, PISCINE, CENTRI NATATORI, CENTRI BENESSERE, CENTRI TERMALI

Sono sospese , fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi.

IN TUTTI I LOCALI PUBBLICI APERTI AL PUBBLICO E NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI

È obbligatorio esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse, secondo le disposizioni del protocollo di sicurezza:

Per la attività di ristorazione il numero massimo di persone ammesse è da calcolarsi con i tavoli disposti in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti. Si è esonerati dal rispettare il distanziamento di un metro in caso di persone conviventi o di accompagnatori di disabili. La responsabilità di dichiarare/dimostrare che trattatasi di persona convivente è dell’ospite diretto interessato (non del ristoratore).

Cartelli scaricabili (pdf):

AVVISI 1 m distanza alcune raccomandazioni it_ing Informativa covid it_ing Cartello per capienza locale post dpcm 18 10 2020 (1)

AVVISI 1 m distanza

Informativa covid (it_eng)

alcune raccomandazioni (it_eng)

All.p. 38 Ott. 2020 – Allegato 9

Superbonus 110%, guida all’uso

Il Decreto Rilancio consente ai contribuenti persone fisiche al di fuori dell’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, la possibilità di portare in detrazione il 110% delle spese sostenute per specifici interventi di natura “edilizia” e di natura “energetica”, dal primo luglio 2020, al 31 dicembre 2021 entro limiti di spesa definiti dai relativi decreti.

La nuova disposizione si aggiunge a quelle già esistenti in materia di ristrutturazione edilizia, eco-bonus, bonus facciate e con essa può intrecciarsi od aggiungersi.

Fra le novità più rilevanti vi è la possibilità di aggiungere, al tradizionale metodo di detrazione in dichiarazione dei redditi (in 5 anni con rate di pari importo), quello di ottenere uno sconto in fattura pari all’importo della stessa nei limiti dei massimali previsti per ciascun intervento oppure cedere il credito di imposta ottenuto a terzi ivi compresi istituti bancari.

Di seguito i materiali predisposti dal Servizio Fiscale imprese di Cia Romagna:

Approfondimento Superbonus 110% CIA

Scheda Sintesi Superbonus 110% CIA

 

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
C.F. 80094210376 – PEC: amministrazione.er@cia.legalmail.it

Privacy Policy  –  Note legali

WhatsApp chat