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Assemblea nazionale 2018

Assemblea nazionale Cia: l’intervento di Stefano Calderoni

Il presidente Cia Ferrara è intervenuto sul alcune importanti tematiche per il territorio e ha lanciato un monito contro il vuoto di contenuti dei politici in campagna elettorale

ROMA – Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, è intervenuto nel corso della VII Congresso di Cia Nazionale che si sta tenendo in questi giorni a Roma. Ad apertura del suo discorso ha elencato alcuni numeri che indicano la distanza dai servizi utili ed essenziali per molte aziende agricole del territorio ferrarese, riprendendo un tema molto importante per il settore: il progressivo abbandono delle aree rurali. “Sono 70 km quelli che separano alcune zone agricole ferraresi dal primo ospedale pediatrico, 100 quelli che devono percorrere i ragazzi per frequentare i principali istituti superiori e 110 quelli per arrivare ai luoghi ricreativi, per non parlare della mancanza di assistenza sanitaria prossimale.

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Ultime notizie

Incontro con Maurizio Martina

Agrinsieme incontra il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina
Un dialogo aperto in vista delle prossime elezioni per discutere dei temi e delle problematiche più rilevanti del settore, con l’obiettivo di rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda economica e politica

FERRARA – “Più agricoltura, più futuro” è il tema dell’incontro che si è svolto presso la Coop Bellini di Filo di Argenta (Ferrara) tra il coordinamento di Agrinsieme Ferrara - che unisce Confagricoltura, Cia, Copagri e le cooperative agricole Fedagri-Confcooperative, Lega coop Agroalimentare e Agci-Agrital - e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Un confronto aperto, al quale ha partecipato anche la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, per parlare della necessità stringente di considerare l’agricoltura una vera e propria priorità, perché è capace di trainare l’economia e portare il nostro Paese verso la vera innovazione e un futuro più sostenibile.

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Emergenza fauna selvatica: un aiuto dalla Regione, ma non basta
A disposizione 180 mila euro per l’acquisto di mezzi utili per prevenire i danni da fauna selvatica. Misure utili ma insufficienti a contenere un fenomeno fuori controllo in alcune zone del ferrarese 

FERRARA – Gli imprenditori agricoli regolarmente iscritti alla Camera di Commercio potranno usufruire del contributo regionale per l’acquisto di mezzi di protezione dalla fauna selvatica quali recinzioni, shelter, protezioni elettriche, acustiche e visive con sagome. La domanda dovrà essere presentata entro il 2 ottobre e il contributo massimo per azienda è di 2.500 euro, che dovranno essere spesi entro il 31 dicembre 2017. Secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara si tratta di un intervento necessario, ma non sufficiente a contenere il dilagare di alcuni specie che stanno, ormai da molto tempo, provocando problemi agli agricoltori. E non si tratta solo della ben nota emergenza nutrie, perché a far danni sono anche stormi, colombe, anatre, volpi e lepri come spiega Massimo Piva, vicepresidente provinciale Cia Ferrara

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«Quando parliamo di danni provocati da fauna selvatica – spiega Piva – non si può che citare l’emergenza nutrie, che ormai non è più nemmeno un’emergenza ma una costante nel ferrarese, dove si registrano il 50% dei danni di tutta l’Emilia-Romagna. Il Piano regionale non funziona come dovrebbe, perché non è tarato per la nostra realtà territoriale, visto che il contenimento è affidato a lavoro di volontari coadiutori che lo fanno nel tempo libero e sono fortemente osteggiati dalle associazioni animaliste. Problemi noti, che non saranno risolti da contributi una tantum, anche perché in questo caso non coprono l’acquisto di gabbie e quindi sono del tutto insufficienti.


Oltre alle nutrie però ci sono storni, cornacchie e gazze che mangiano frutta e ortaggi; colombi e tortore che raccolgono i seminati, tranciano le piante di soia in corrispondenza del terreno e danneggiano fortemente riso e grano. Anche le anatre (folaghe e germani) sono ghiotte del riso in germinazione, mentre lepri e fagiani sono capaci di fare davvero dei disastri su cucurbitacee e mais e le volpi devastano pollai e allevamenti. Queste popolazioni stanno crescendo in maniera incontrollata e i danni alle colture sono di tale entità che occorrono interventi decisi e capillari, un piano per il contenimento meglio gestito e organizzato e soprattutto specifico per un territorio ampio e diversificato come quello ferrarese.

Occorre anche lasciare più libertà a chi opera in campagna, per consentire loro di fare un lavoro efficace e puntuale, altrimenti la situazione continuerà a peggiorare. Per gli agricoltori i danni da fauna selvatica non sono un fatto secondario – conclude Piva - ma molto grave perché si va ad aggiungere alla difficoltà generale di fare reddito. Se la marginalità viene erosa da fattori che non hanno niente a che vedere con la capacità imprenditoriale, ma derivano dalla mala gestione di un problema, diventa davvero difficile lavorare nel settore».

 

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